Il Tirreno

Primi passi dell’Europa per salvare la siderurgia

di Giorgio Pasquinucci
Primi passi dell’Europa per salvare la siderurgia

Il vicepresidente della Commissione Tajani incontra a Bruxelles governi e sindacati sul piano dell’acciaio

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La siderurgia europea produce circa 178 milioni di tonnellate l’anno, con un fatturato di circa 170 miliardi di euro ed impiega circa 360 mila addetti. Un settore profondamente in crisi che nell’ultimo anno ha perso dai 30-40 milioni di tonnellate e 40mila posti di lavoro. Il vicepresidente delle commissione europea Antonio Tajani, in vista delle presentazione del suo piano, ha chiamato ieri mattina a Bruxelles, al capezzale della siderurgia malata, i rappresentanti dei governi (per l’Italia c’era il sottosegretario Claudio De Vincenti) ed i sindacati europei (nella delegazione Mirko Lami per la Fiom.

In linea con la nostra nuova strategia di politica industriale – ha dichiarato Tajani – dobbiamo evitare che il declino di settori essenziali come la siderurgia per mantenere una base industriale forte in Europa. Il piano dell’acciaio è un test importante sulla volontà di avviare un processo di reindustrializzazione del continente europeo. Per questo servono politiche Ue su ricerca, commercio, concorrenza, energia, ambiente e mercato interno coerenti con questo obiettivo».

Non è escluso che il piano di Tajani, scaduto il trattati di Parigi, preveda un ritorno alla possibilità di aiuti al settore. Intanto il ministero dello Sviluppo economico ha convcato per giovedì 23 il tavolo delle siderurgia nazionale richiesto dai sindacati.

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