Il Tirreno

Campiglia-Suvereto, sulla fusione dibattito che spacca i paesi

di Francesco Rossi
Campiglia-Suvereto, sulla fusione dibattito che spacca i paesi

I sindaci Soffritti e Pioli ribadiscono i vantaggi economici Zucconi: solo slogan, prima di tutto eliminiamo le Province

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VENTURINA. Dibattito appassionato quello organizzato dal Movimento 5 stelle alla saletta comunale. «Non un incontro del movimento, cioè dei simpatizzanti» si è tenuto a precisare, ma promosso «per favorire la conoscenza tra i cittadini dei temi a favore o contro la fusione tra Campiglia e Suvereto».

C’erano esponenti delle giunte dei due Comuni e i rispettivi sindaci. Rossana Soffritti ha illustrato quali siano le differenze tra l’associazione di funzioni, l’Unione dei Comuni e la fusione: «Con l’associazione di funzioni ci si deve amalgamare con un altro Comune e la macchina amministrativa viene gestita dal Comune capofila. Così il Comune più piccolo cede parte della sua sovranità. Le leggi si succedono con rapidità – ha proseguito Soffritti, e per i Comuni al di sotto di 5mila abitanti, mentre prima si dovevano associare un minimo di 3 cosiddette macro-funzioni, con una recente legge è stato stabilità che tutte quelle funzioni devono essere associate entro fine 2013. Con l’Unione dei Comuni, si crea un nuovo ente pubblico che si aggiunge ai Comuni esistenti. Un altro ente porta con sé i costi di tutto il nuovo apparato burocratico senza vantaggi, perché non ci sono più gli incentivi pubblici per l’Unione. Quella della fusione(scomparsa dei due Comuni e costituzione di uno nuovo al suo posto) – ha concluso il sindaco di Campiglia – è una strada che va intrapresa, poiché non ce la facciamo più a gestire certi servizi, che divengono sempre più specializzati».

L’intervento di Giampaolo Pioli, sindaco di Suvereto, è stato il punto centrale dell’evento. Pioli ha esordito chiarendo che il referendum, che permetterà agli abitanti di pronunciarsi , pur essendo consultivo sarà vincolante, nel senso che se uno dei due Comuni boccerà la proposta di fusione, questa non si farà.

Pioli, in qualità di ultimo presidente del Circondario, ha affermato che «non esistono paradisi in terra», poiché anche il Circondario era sempre meno efficace, considerato che la Provincia aveva ridotto i trasferimenti da 200mila a 80mila euro. «Nel 2016 – ha detto Pioli – per legge i Comuni sotto i 5mila abitanti subiranno la fusione forzosa, senza trasferimenti. Se invece faremo la fusione, questo territorio (cioè Campiglia e Suvereto) potrà beneficiare nel corso dei cinque anni dalla modifica di oltre 15 milioni di euro. Altrimenti ci sarà difficile effettuare anche quelle operazioni indispensabili come il taglio dell’erba alta o la sistemazione del selciato nel centro storico, perché anche Suvereto dal 2013 è entrato nel patto di stabilità». Pioli ha inoltre risposto alle domande del pubblico.

Perdita d’identità? «L’identità non è una perla che si mette in un cassetto per conservare inalterata, ma un valore continuamente rinegoziato».

Agricoltura di qualità? «Rimane, perché è collegata ad una zona ben precisa, chiamata sottozona, il nome fa riferimento a una zona pregiata e non è legata ad un comune, come la doc di Bolgheri».

Le ragioni del no sono state espresse da Massimo Zucconi della lista civica Comune dei Cittadini: «La fusione non è un argomento liquidabile con slogan – ha dichiarato – sono necessari tempi lunghi per innovare i nostri Comuni e non lo si fa con la fusione. Si dovrebbero prima eliminare le Province, che sono enti inutili. La riduzione del numero eccessivo dei Comuni va fatto considerando tutta la Val di Cornia».

Zucconi ha ricordato polemicamente la decisione del consiglio (29 gennaio) di promuovere l’Unione dei 5 Comuni della Val di Cornia, decisione ormai in pratica decaduta. Perché? E’ stato spiegato da Pioli che Sassetta ha rifiutato e che Piombino e San Vincenzo, ha detto l’assessore Gianfranco Benedettini, hanno fatto lo stesso. Benedettini ha anche affermato di non capire questo scontro sulla fusione: «Sono di Venturina, secondo Comune della Val di Cornia, eppure non mi sento sminuito che sia una frazione di Campiglia». Nel complesso le ragioni del sì sono apparse più numerose, mentre ai fautori del no è stato riservato il solito trattamento: «fanno dietrologia» (Benedettini), «persone motivate da ragioni politiche» (Pioli) e «chi teme l’innovazione e punta solo a conservare» (Enzo Raspolli).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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