Il presidio
Randagi, nuove strutture contro gli abbandoni
Accordo tra sindaci e viceprefetto per il ricovero temporaneo degli animali Daveti: «Passo importante», ma il canile comprensoriale resta un’ipotesi lontana
PORTOFERRAIO. Dopo anni e tante occasioni perse all’Elba si torna a parlare di canile comprensoriale. L’emergenza randagismo rende necessaria una soluzione immediata e i sindaci elbani, insieme al viceprefetto per gli affari dell’Elba Daveti, sembrano aver trovato un percorso che dovrebbe terminare con la costruzione di un canile all’Elba. Le linee di azione sono due: una verso i cani abbandonati o randagi e una per le colonie feline che si stanno moltiplicando.
L’emergenza cani ha dei numeri impressionanti: ogni anno all’Elba si contano almeno una trentina di casi, una decina sono gli abbandoni, gli altri riguardano smarrimenti che costringono le associazioni di volontariato a tenere presso di loro gli animali anche per diverse settimane prima di rintracciare il proprietario. Responsabili del cane sono comunque i Comuni che hanno convenzioni con canili del continente, per lo più nel pistoiese. Ed è lì che, se ci sono posti liberi, vengono mandati gli animali ritrovati all’Elba, che comunque rappresentano un costo per l’amministrazione competente, perché un cane per i suo mantenimento costa dai sei agli otto euro al giorno, senza contare la cattura e il trasporto al canile con tanto di mezzo ed autista. I Comuni quindi si sono trovati d’accordo per realizzare, nei loro territori strutture per la custodia temporanea dei cani, in attesa del loro trasferimento sul continente. «È un primo passo – spiega il viceprefetto, Giovanni Daveti – per sopperire alla carenza strutturale dell’Elba. Queste strutture di stallo avranno al massimo 2-3 posti e potranno essere realizzate anche da più amministrazioni insieme, e poi gestite dalle associazioni di volontariato. Un percorso propedeutico alla realizzazione del canile».
Una soluzione che non convince molto i volontari. «Si impegnano soldi per qualcosa di precario, e senza continuità – afferma infatti Andrea Tozzi de I ragazzi del Canile – e attraverso questa operazione si rischia di affossare definitivamente l’ipotesi di un canile comprensoriale. L’unica cosa positiva è la formalizzazione dei rapporti tra amministrazioni e volontariato». Per contenere le colonie feline invece amministrazioni e Asl procederanno con la sterilizzazione programmata. L’azienda sanitaria infatti prevede di operare 450 sterilizzazioni annue, che aggiunte a quelle portate avanti dai volontari, dovrebbero permettere di tenere sotto controllo la popolazione felina entro due o tre anni».
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