Comitato portuale, caos sul voto dei lavoratori
Chiamati alla elezione anche i dipendenti degli impianti marittimi Lucchini L’azienda è impresa autorizzata in porto, ma nessuno nel reparto lo sapeva
PIOMBINO. Il 31 maggio si svolgeranno le elezioni del comitato portuale e scoppia il caso. Per la prima volta, infatti, tra gli aventi diritti al voto ci saranno 148 lavoratori del reparto Ima (impianti marittimi) della Lucchini. Ma di questi i lavoratori non sono stati informati. Né tantomeno lo sono stati della possibilità di presentare un’eventuale lista di propri candidati , mentre ci sia avvia al termine ultimo fissato per mercoledì 15 maggio.
Un caos che nasce dall’impreparazione ad affrontare una novità che potrebbe tirarsi dietro anche altre conseguenze. La concessione demaniale sul pontile, a cui era agganciata l’autonomia funzionale di cui godeva la Lucchini, è infatti scaduta nel 2011. Dopo aver ottenuto una proroga di un anno, la Lucchini ha fatto richiesta all’Authority per ottenere l’autorizzazione ad operare come impresa portuale, secondo quanto previsto dagli articoli 16 e 18 della legge di riforma dei porti (la n° 84 del 1994).
La richiesta è stata approvata e la Lucchini da gennaio scorso si è aggiunta così alle altre sei imprese portuali (Compagnia portuali, Smepp, Magona, Lst, Moby e Sales,) anche se l’autorizzazione è ristretta alle operazioni conto proprio. Di fatto la Lucchini potrà continuare ad operare sul pontile con il proprio personale come fosse un terminalista, ma con il vincolo di imbarcare e sbarcare solo merci relative all’attività dello stabilimento.
Come tutti i lavoratori di imprese portuali, quelli dell’Ima hanno acquisito il diritto a partecipare al voto per il comitato portuale ed a presentare liste di candidati (bastano 16 firme).
Ma sei sono i posti riservati nel comitato ai rappresentanti dei lavoratori, di cui uno spetta di diritto a quelli dell’Autorità portuale. Posti che sarebbero già spartiti in ragione di un accordo tra i sindacati: tre spetterebbero alla Cgil, ed uno ciascuno a Cisl e Uil: i tre della Cgil andrebbero al coordinatore di Piombino (nel precedente comitato era presente Giuseppe Bartoletti ora sostituito da Giorgia Beltramme) a due rappresentante della Filt, espressione della Compagnia e del settore dei trasporti.
I lavoratori degli impianti marittimi Lucchini, oltre a rischiare di essere esclusi dal voto perché non informati in tempo, non avrebbero un loro rappresentante, nonostante che siano un gruppo numeroso, almeno quanto la Compagnia portuali.
Le Rsu Lucchini stanno cercando di porre rimedio a questa situazione, convocando un’assemblea del reparto che potrebbe già svolgersi lunedì. Se non sarà possibile convocarla in tempo potrebbero chiedere all’App uno slittamento della scadenza di presentazione delle liste.
Questo è l’aspetto in questo momento più stringente collegato al riconoscimento della Lucchini come impresa portuale. Ma già agli impianti marittimi i lavoratori sono in fermento. Precise disposizioni dell’App (ordinanze 18 e 19 del 2001), prevedono infatti che i lavoratori delle imprese portuali non possano avere un contratto peggiorativo rispetto a quello dei porti. Sebbene i portuali non godano più del trattamento antecedente il decreto Prandini, è tutta da verificare le differenze che possono esserci a livello economico e normativo con il contratto dei metalmeccanici. Anche alla luce della crisi della Lucchini, sembra così duqnue rispuntare un’antica rivendicazione dei lavoratori del pontile: quella di essere considerati alla stregua di dei portuali.
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