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Cresce il costo del lavoro, ma i contadini resistono
Geri (Cia): «Qui la maggior parte di operai rispetto al resto della provincia» Insieme ai settori di vino e olio si sta sviluppando anche la filiera ortofrutticola
VENTURINA. Contadini così attaccati alla terra che resistono nonostante l'aumento dei costi della burocrazia e della produzione (pagare di più il petrolio incide sui derivati, anche sull’acquisto dei tunnel di plastica che servono per far crescere le piantine). «Tirano avanti per passione: difficile abbandonare i campi coi quali vivono in simbiosi» conferma Marino Geri, responsabile di zona della Conferazione italiana agricoltori: le aziende associate, in Val di Cornia, sono 579, sul totale delle 1149 imprese agricole provinciali. A Venturina gli uffici della Cia sono in via Guido Rossa 12 (al centro commerciale dove c’è anche la Conad).
«Ancora in Val di Cornia – aggiunge Marino Geri – la più nutrita fetta di manodopera. Il dato 2008, sostanzialmente invariato, segnala un numero di lavoratori tra stagionali e fissi di circa 750 unità». Un po’ più della metà del totale visto che in tutta la Provincia di Livorno la manodopera agricola conta circa mille e 300 occupati. Stipendio medio un migliaio di euro (pagamento orario tra 7,81 euro l’ora per campagne raccolta e 8,93 come operaio).
Multipolarità. «Il settore agricolo qui – spiega Geri – si caratterizza per essere multipolare, cioè senza che una particolare filiera produttiva sia emergente rispetto alle altre. Troviamo così insieme allo sviluppo del settore vitivinicolo ed olivicolo, un altrettanto sviluppo della filiera ortofrutticola che, per qualità e varietà delle produzioni, rappresenta circa 1/8 della produzione ortofrutticola di tutta la Toscana».
Colture tradizionali. «Da dieci anni a questa parte – conferma il responsabile di zona della Cia – le colture tradizionali sono rappresentate dallo spinacio, da cavoli, carciofi e dalle colture primaverili come melone e cocomero. Si coltivano anche asparagi e insalata, ma in superfici minori».
«Una menzione particolare – sottolinea Geri – merita la barbabietola da zucchero, che un tempo rappresentava la coltura caratterizzante per l'area della Val di Cornia, questo fino alla fine degli anni Novanta. Però oggi è completamente scomparsa a causa delle disposizioni comunitarie, che hanno penalizzato la produzione di zucchero nel nostro Paese. L'Italia è stata contingentata a favore di Francia e Germania. Lo zuccherificio Castiglionese a Castiglion Fiorentino(Arezzo) è stato tra i primi a dover chiudere. Insieme alle colture persi tanti posti di lavoro, ma questo è sintomo di come la “politica” ha sempre pensato poco all’agricoltura».
Italian Food. «Coltura estremamente importante – ricorda Geri – è anche il pomodoro da industria che vede la presenza a Venturina dell'industria di trasformazione Italian Food; tale industria rappresenta un elemento importante legato alla trasformazione agroalimentare per la produzione di conserve e concentrati a base di pomodoro. Industria e filiera attualmente alle prese con grandi difficoltà... eppure proprio il settore per la trasformazione potrebbe offrire da noi grandi possibilità visto che è del tutto assente».
Forza lavoro. Fino al 1991 Geri riporta una manodopera esclusivamente femminile di origine italiana «che si è esaurita – aggiunge – Man mano che le donne andavano in pensione sono state sostituite da extracomunitari soprattutto senegalesi o nord africani».
Quale futuro. «In prospettiva? – dice ancora Geri – ci sono possibilità e offerta di posti di lavoro, ma lo Stato deve decidere di occuparsi di noi. Anche un’esperienza come la Parchi può contribuire a una diffusione della cultura del territorio, che deve diventare un bene da difendere. Intanto le aziende agrituristiche hanno visto un buono sviluppo legato alla crescita della vocazione turistica. Agriturismo che nasce – conclude – proprio come scelta produttiva complementare all'attività agricola».
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