Il “caso Dini” fa litigare la minoranza di Campo
MARINA DI CAMPO. La richiesta di surroga da parte di Alessandro Dini nei confronti dei consiglieri di minoranza Enrico Graziani, Giansaverio Ragone e Catalina Schezzini fa riesplodere la polemica in...
MARINA DI CAMPO. La richiesta di surroga da parte di Alessandro Dini nei confronti dei consiglieri di minoranza Enrico Graziani, Giansaverio Ragone e Catalina Schezzini fa riesplodere la polemica in consiglio comunale. Il capogruppo della lista Alleanza per Campo, Lorenzo Lambardi, nei giorni scorsi ha sferrato un duro attacco a Dini, assolvendo i colleghi Graziani e Schezzini per le loro assenze nei consigli comunali ordinari, circostanza che – secondo lo statuto – rischia di prefigurare la loro sostituzione. «Loro hanno tutto il tempo per presentare le documentazioni necessarie per giustificare le assenze – sostiene Lambardi – e spiace che ci sia una pervicace dedizione allo scontro e alla demolizione da parte di Dini. Non è la prima volta che chiede le dimissioni di qualcuno». Lambardi pensa che Dini dovrebbe lavorare più nell’interesse della cittadinanza e non pensare «solo allo scontro personale». «Non mi stupisco – continua Lambardi – perché da quando è stato esautorato dalla giunta, il suo obiettivo sembra essere solo colpire i colleghi che la pensano diversamente. Gli consiglierei di immedesimarsi meno nel celebre avvocato Azzecca-garbugli ed essere più propenso al ruolo dell'intrigante e complesso Don Rodrigo che, proprio all'apice della follia e della crisi, si converte e coglie l'occasione per trasformare la sua ira in buone opere». La risposta dell’esponente di centrodestra non si è fatta attendere. «La sconfitta referendaria forse ha fatto perdere lucidità a Lambardi, facendogli confondere Don Rodrigo con l’Innominato – afferma Dini – ma è giovane è un’attenta rilettura del Manzoni col tempo non potrà che giovargli. Lo statuto parla chiaro. È singolare, se non provocatorio, che il segretario locale del Pd pretenda di presentare quanto richiesto a dodici mesi da quanto dovuto».
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