Il Tirreno

Aziende del vino sulla via dell’eccellenza

di Cecilia Cecchi
Aziende del vino sulla via dell’eccellenza

Sia le grandi cantine che quelle a conduzione familiare cercano di combattere la crisi migliorando le produzioni

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SUVERETO. Grande attaccamento e rispetto per la terra. Passione per le “sperimentazioni” nelle produzioni con obiettivo l’eccellenza. Passando da una delle grandi cantine di Suvereto ad altre più tradizionali, a gestione familiare, si respira ovunque un po’ la stessa aria.

E decine sono le persone che lavorano in queste aziende agricole, spesso agriturismi. Tante sono donne, anche in posizioni di rilievo.

Centro studi. Entri in cantina ed è un altro mondo: un dedalo di maxi tini d’acciaio e botti di rovere o coccio; freddo "giusto". Chiudi gli occhi e l’odore è quello di una cantina, li apri e sei in un centro studi d’ultima generazione. Spiega Luigi De Micheli, responsabile tecnico della tenuta Rubbia al Colle: «L’impegno è lavorare col territorio, col terziario del territorio: tante piccole aziende presenti, anche per la gestione dei vigneti. Sempre personale qualificato». A guidare la tenuta (località Poggetto alle Puledre) ci sono, oltre a De Micheli, l'enologa Antonella Baini e un cantiniere. «In tre – ricorda De Micheli – a gestire tutta la filiera del prodotto: in campagna e in cantina. A rotazione, ad essere impegnate qui, una trentina di persone; adesso ci occupiamo dell'imbottigliamento, ma c’è l'impegno costante nelle vigne. Per la vendemmia arrivano una quindicina di persone, perché per il 60% la si fa ancora manualmente, il 40% a macchina».

Difficoltà, vista la crisi. «Una maggiore presa di coscienza – conferma De Micheli – sempre in stretta relazione con le esigenze del territorio. E ovvio ridimensionamento dei costi, ma non di personale. Interventi mirati. Come “Arcipelago Muratori” scegliamo di lavorare in modo elastico sulla gestione del personale, a seconda delle necessità, nel rispetto della normativa, che ora è pesantissima. Non estiste lavoro nero, ma la legalità nella legalità. La sperimentazione costante serve sempre di maggior stimolo anche per chi si impegna con noi. E si riesce a stabilire quali saranno i costi visto che l’attività si basa sui contratti».

Non solo fabbrica. Hideyuki Miyakawa (Bulichella): «La società agricola è passione, è vita, non parliamo di utili» scherza. L’approdo qui, il forte impegno sociale col recupero di giovani con problemi «poi l'incontro con Stefano Bonauguidi, siamo riusciti a realizzare agricoltura biologica; per noi, da subito, un modo di essere». «Una filosofia, sì me ne sono innamorato – racconta il responsabile dell’azienda, Bonaguidi, suveretano doc – Lavoravo in fabbrica, credevo di andare in pensione nelle Ferrovie, poi nel ’99 mi hanno proposto la Bulichella. La natura produce – aggiunge – ma per noi è un’avventura cercare una sempre migliore qualità anche nei vitigni da impiantare. Un lavoro affascinante sia col vino che con l’olio». Tra i dipendenti un senegalese, un romeno, una coppia dalla Polonia: «Tutti col permesso di soggiorno, certo, e perfettamente integrati; la signora polacca è una cuoca eccellente. Tra i nostri assunti, una decina fissi, più della metà sono donne» dice Bonaguidi.

La terra nel sangue. Diploma Ips e lavoro in Magona nel curriculum di Nico Rossi che però al Gualdo del Re (località Notri) c'è nato: «Il podere era di nonno Gino – ricorda – poi di mio padre Amazio. Dalla fabbrica sono venuto via nel 1990, avevo a 35 anni e il mio pensiero era il vino. Il vino è una cosa seria da sempre. Il biologico? È un nostro modo di relazionarci con la terra da sempre. Ma la pressione dei regolamenti, anche quelli dell'Unione europea, rendono difficile lavorare».

Prima di tutto, bio. Alessandro Martelli, 34 anni, è la voce di un'azienda agricola familiare al 100%: “Incontri” in località Fossoni. «Sono geometra – chiarisce – Mi sono iscritto alla facoltà di agraria, ma ho capito subito che la mia vera università era altrove, a casa mia. Perché per l'agricoltura ci vuole mente, ma anche cuore e braccia. La nostra è un'azienda biodinamica – sottolinea deciso – perché è stretta la relazione con la terra, è un modo di viverla, perché ciò che facciamo a lei è come se lo facessimo a noi». Molto fiero di aver un ufficio così bello, la sua cucina, ed ha ragione perché è accogliente quanto la nuova cantina: «La stiamo mettendo su pezzo per pezzo, vado anche in giro a cercare vecchi tini che restauro e recupero» mostra, fiero Alessandro; ha ragione, anche qui, tutto quel che si vede e si sente, promette bene.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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