Rifiuti e cestoni divelti, a Perelli brace in pineta
Nelle scampagnate su prati e spiagge l’inciviltà è andata oltre i limiti Super lavoro per gli addetti alle pulizie. Murzi: «Costi per tutti i cittadini»
PIOMBINO. Rifiuti alla rinfusa sul pratone di Baratti e nella pineta di Perelli due. Pessima sorpresa, ieri all’alba, per gli operatori (ma anche per i balneari della Costa Est). Sporco, lavoro in più e dunque spese aggiuntive ma anche “malessere” tra quanti sono in prima linea. «Come se si lavorasse su piani diversi – commenta il presidente Asiu, Fulvio Murzi – c’è chi cerca di migliorare e gente che continua a spaccare». Difficile pensare a una protesta politica, colpisce al diffusa maleducazione. «Sul pratone – aggiunge Murzi – erano disponibili 50 cestoni, una diecina sono stati distrutti tra il 25 aprile e il primo maggio; 40 i coperchi che sono stati divelti. Portiamo avanti una serie di iniziative – prosegue – naturalmente migliorabili e mentre si discute se Asiu deve spostare i cassonetti quando fa la pulizia delle strade, cresce l’inciviltà. Tares o no tante aziende aumenteranno le tariffe mentre qui si fanno i salti mortali, ma se si continua a buttare via risorse per ripristinare, alla fine la spesa andrà in carico ai cittadini. Fatevi gli affari vostri! – invita – Un atteggiamento così va denunciato, perché lo ripagate tutti. Si può controllare, ma non tutto: senza una presa di coscienza è tutto inutile».
Dunque prati e pinete puliti dal 19 aprile, così sono rimasti fino al primo maggio, giornata salutata da "utenti" molto poco civili con un disastro generale. Rifiuti più vari sul pratone di Baratti e sotto la pineta che da Perelli due va verso Carlappiano: in più, qui, qualcuno ha visto bene di gustare prelibatezze cucinandole sulla brace. Conferma Fabrizio Lotti (“La Capannina”, portavoce balneari Costa Est e presidente per la Toscana): «I contenitori per le cicche – dice – vengono usati per la brace... finché i frequentatori della Costa non si renderanno conto che turismo vuol dire anche rispetto c’è davvero poco da fare».
Concorde il presidente Parchi Val di Cornia, Luca Sbrilli: «Problema culturale – sottolinea – finchè non ci sarà coscienza civica che ci porta a considera gli ambiti naturali come un bene proprio, comune dovremo affrontare situazioni così. Le guardie, una diecina, sono già operative, ma non sarebbero mai abbastanza su chilometri di costa. Educare o sanzionare? Domanda inutile visto che l’accensione di un fuoco, ai Perelli, può costare fino a mille euro: ma non mi sembra che se ne abbia paura. Anzi, le persone si sentono legittimata a fare ciò che vogliono. Se si vuol fare turismo – aggiunge Sbrilli – ogni singolo cittadino deve avere cura del proprio territorio e difenderlo, altrimenti non se ne esce. Tutti gli sforzi che si possono fare tra pubblico e privato, vengono vanificati da azioni così; neppure durante l’estate – conclude – si trovano sacchetti abbandonati a terra, nel disprezzo più completo. Forse facessimo pagare un biglietto, visto quanto costa la pulizia, tutti starebbero più attenti, anche a non far sporcare».
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