Il presidio
I sacconi rovinati dal mare forse non saranno riparati
Nel giro di una settimana la decisione definitiva sull’intervento anti erosione Chiarei: «Situazione non catastrofica, da valutare quanto potremo spendere»
PIOMBINO. I sacconi distrutti dalle mareggiate invernali potrebbero restare tali anche la prossima estate. È prevista da qui a una settimana la decisione definitiva sull’intervento da operare sui geosacchi istallati a Baratti, nei pressi la chiesina di San Cerbone, lo scorso anno e danneggiati quest’inverno dalle pesanti ondate che a più riprese hanno investito la spiaggia. «Una prima stima è stata già compiuta – dice l’assessore all’ambiente Marco Chiarei – e sono stati quantificati da un lato i sacconi che dovranno essere riparati e quelli invece che dovranno essere sostituiti. Adesso si tratta di valutare le modalità e i tempi dell’intervento che dovremo compiere». Un calendario che dipende in gran parte anche dalla gestione delle risorse a disposizione: i tecnici, spiega infatti Chiarei, hanno stilato una lista di punti sui quali sarà necessario operare, ed è possibile che la tempistica possa essere diversificata in maniera molto ampia e a seconda dei soldi che sarà possibile impiegare.
Mentre le spese di ripristino dei “tappi” dei geosacchi saranno a carico della ditta che a suo tempo li installò, a tutto il resto dovrà infatti provvedere il Comune, con un impegno che - con tutta probabilità - richiederà alcune decine di migliaia di euro. «Di conseguenza – sottolinea Chiarei – in base ai soldi che potremo spendere decideremo in quale entità sarà eventualmente possibile procedere subito, prima che cominci la stagione balneare. Ma è anche possibile che gli interventi più urgenti richiedano di essere fatti tutti assieme e che dunque la cosa migliore sia rinviare tutto quanto a settembre. Considerato anche che la situazione non è poi così catastrofica». I sacchi più danneggiati, a oggi, appaiono quelli nella parte destra - per chi guarda dalla strada - rispetto alla chiesina di San Cerbone, nell’area che più si avvicina all’ambito archeologico. Non a caso, specifica Chiarei, ci sono dei punti da chiarire anche con la Sovrintendenza: le mareggiate hanno distrutto anche parte delle viminature che erano state poste a sostegno dell’interrato adiacente i sacconi, in parte anche “per colpa” di alcune pietre.
«Prima di sostituire la viminatura - aggiunge l’assessore - sarà necessario capire se sia possibile spostare quei sassi, e questa è una decisione per la quale dobbiamo consultarci, appunto, con chi tutela i beni culturali e paesaggistici». La speranza, in ogni caso, è quella di riuscire a condurre il maggior numero di operazioni, o comunque quelle più significative, già in previsione dell’estate prossima. Al momento, ripete Chiarei, non è ancora stato stabilito se sia possibile svolgere un unico intervento o se ci sia la possibilità di spezzare le operazioni, calibrandole a seconda delle esigenze turistiche, oltre che delle priorità economiche. «Ancora qualche giorno, però, e metteremo tutto nero su bianco». I 63 sacconi - ritenuti essenziali per salvare la chiesina di San Cerbone, minacciata dall’erosione - sono stati installati dall’Ati formata dalle ditte Geosystem Parma, Medita e Ge.Co (tutte provenienti da Cagliari) nel periodo compreso tra l’inizio e l’estate del 2012. Il loro costo, 535 mila euro, interamente finanziati dalla Regione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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