Il presidio
Guarito dalla fucilata Domino ora migrerà Timori per l’autunno
Perco: «Ora più affidabili i Gps di cui sono dotati tutti gli ibis» Preoccupano i bracconieri durante la stagione di caccia
PIOMBINO. «Domino sta bene ed è di nuovo in libertà, pronto a ripartire per il Nord Europa» Nicoletta Perco referente italiana del Waldrappteam (Waldrapp nome tedesco della specie) nutre speranze per il futuro di questo ibis eremita, ma anche del progetto dell’istituto di Vienna, sul reinserimento di questo uccello estinto in Europa da 400 anni.
Perché i timori, più che nell’oggi, sono concentrati sulla la migrazione autunnale, in piena stagione di caccia.
Domino è infatti l’esemplare ferito a Cecina, curato e recuperato al Cruma Lipu di Livorno unico ad avercela fatta tra i tre presi a fucilate nell’ottobre scorso, durante la migrazione verso l’area di svernamento nell’Oasi Wwf laguna di Orbetello. Il caso di Goja e Jedi, madre e figlia, ibis colpiti e uccisi a San Vincenzo, aveva sollevato una tale attenzione da portare, in breve, all’identificazione e denuncia di chi aveva sparato. «La perdita di Goja – ricorda Perco – primo ibis eremita a compiere la migrazione in maniera autonoma, è infatti stato un duro colpo per il nostro lavoro, ma forse è servito a mettere in luce, ancora una volta e denunciare il grave problema del bracconaggio in Italia. Gli ibis liberati di nuovo a Grosseto sono una quarantina – sottolinea – e più che in primavera, le perdite gravi si registrano durante la migrazione autunnale, in periodo di caccia. Goja copriva il percorso per Burghausen in quattro giorni, insegnandolo ad altri».
«Tutti gli uccelli – conferma Perco – sono dotati di un Gps-tracker. Il meteo incerto ha rallentato fino a questi giorni la loro partenza. Gli uccelli adulti nati tra il 2008 e il 2010 dovrebbero migrare verso Burghausen, in Germania. Ci sono poi tre esemplari subadulti, tra questi Jazu, il primo ibis eremita a compiere la migrazione autonomamente dopo averla imparata da Goja e altri due allevati come lui da genitori naturali, poi l’ibis Remus, catturato nel 2011 in Abruzzo che dovrebbero volare di nuovo verso Grünau, al Konrad-Lorenz-Research Center in Austria. Altri otto dovrebbero tornare alla loro zona di riproduzione di Salisburgo».
«Dopo l’ infortunio Domino ha perso molte penne sull'ala – dice ancora Perco – Sta bene ma non è detto che riesca a volare fino in Germania. Lo seguiremo a distanza con massima attenzione. I Gps di cui sono dotati gli ibis quest'anno sono più affidabili e possono mandare la posizione di ogni uccello giorno per giorno, delle radio austriache e tedesche trasmetteranno le posizioni di alcuni soggetti in diretta».
Le preoccupazioni dei responsabili del progetto Waldrappteam come delle associazioni ambientaliste - si contano Lipu, Legambiente, Wwf - sono sempre le stesse e legate al forte aumento dei casi al Centro recupero di Livorno per l’impallinamento di specie protette: primi tra tutti i rapaci. L’obiettivo, condiviso, resta dare più riposo alla fauna e favorire la vigilanza.
«Grazie agli avvistamenti e all'attività di monitoraggio, alla sensibilizzazione della gente – interviene di nuovo Nicolletta Perco – forse c'è qualche speranza che il progetto ibis abbia ancora un domani».
Massima attenzione, ora, per il nuovo Piano faunistico provinciale 2012-2015 relativo alle aree destinate alla caccia e ai programmati piani di abbattimento, ancora in discussione (e, sembra, in attesa delle valutazione d’incidenza ambientale fatte da tecnici provinciali per le aree della Rete Natura 2000). «Suscita timori – interviene il Wwf Toscana – la previsione di scorporo, a Bibbona, della fascia di poco più di 50 ettari, ora prevista per tutelare la più antica Oasi d’Italia, quella di Bolgheri: si vanificherebbe, così, il lavoro di 30-40 anni a difesa della biodiversità». Rincara il Wwf Val di Cornia: «Vorremmo sapere, piuttosto, cosa s’intende fare con gli appostamenti, i trampolini abusivi trovati sul Promontorio di Piombino».
Da aggiungere, sempre a proposito del nuovo Piano faunisitico, altre due diverse richieste per la Val di Cornia; da un lato l’ampliamento del regime di divieto di caccia a tutto il territorio dell'Anpil Sterpaia (solo una parte ora protetta). Dall’altra l’inserimento di Punta Falcone nell'Anpil Baratti-Populonia: qui non si caccia da circa dieci anni.
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