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Acque protette ma fruibili, il Parco apre ai subacquei

Acque protette ma fruibili, il Parco apre ai subacquei

Via alla sperimentazione con le sette boe per le immersioni nel mare di Pianosa Ammessi i diving che faranno richiesta, a patto che rispettino regole ferree

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PIANOSA. Il mare di Pianosa non sarà più off-limits per i subacquei. Un passo storico che il Parco si appresta a compiere, seppur in via del tutto sperimentale, a partire da questa estate. Sette boe, di cui cinque a disposizione dei diving e due di servizio, per mezzi di soccorso e di vigilanza, saranno predisposte nello specchio acqueo dell’isola del diavolo, area marina protetta, che, stando alle indiscrezioni raccolte, potrebbe non essere l’unico paradiso subacqueo che il Parco intende aprire, seppur in modo controllato, qualora l’esperimento si dimostrasse positivo.

Con un provvedimento ad hoc il direttore del Parco ha dettato le regole per la fruzione del nuovo campo boe, posizionato in punti strategici per le immersioni. «Fondamentale in questa fase delicata – spiegano dal Parco – sarà il contatto con i centri di diving a cui saranno richiesti consigli e proposte utili. Nell’Arcipelago toscano ci sono decine di centri subacquei di varia natura e dimensione, per semplificare i rapporti il Parco preferirà confrontarsi e rapportarsi con consorzi strutturati di centri subacquei che coordinino i rapporti tra i singoli centri sub e rappresentino le esigenze e le competenze di settore in modo unitario e professionale». Ma proprio la scelta dei diving center, in passato, è stata al centro di polemiche serrate. Nel caso di Capoliveri, ad esempio, le tariffe speciali per i diving elbani hanno fatto scattare una reazione veemente degli operatori “stranieri”, infuriati per la diversità di trattamento. Tra le regole comprese nel provvedimento emesso dal Parco non si fa cenno ad alcuna corsia preferenziale per i centri diving consorziati, mentre si delineano con fermezza i requisiti che gli operatori dovranno necessariamente avere per fruire delle boe. «Il Parco – si legge nel provvedimento – potrà autorizzare immersioni dentro la propria area di competenza solo con accompagnamento di guide ambientali subacquee formate».

Le regole. I centri diving che vorranno usufruire delle boe di Pianosa dovranno presentare una richiesta formale al Parco che rilascerà una licenza annuale. I diving autorizzati potranno usare le boe prenotando via internet. Il sito del Parco, infatti, metterà in rete il calendario delle immersioni aggiornato.

I diving centers dovranno portare a Pianosa mezzi nautici rispettosi dell’ambiente, ovvero dotati di casse per la raccolta dei liquami di scolo, con motori conformi alla direttiva comunitaria 2003/44/CE, equipaggiati con carburanti ecologici. Ogni immersione dovrà avvenire nei punti segnalati dalle boe di ormeggio: cinque boe, dal momento che due sono lasciate a disposizione dei mezzi di emergenza e di vigilanza. L’accesso all’area marina protetta, ovviamente, sarà regolamentata. Non potranno accedere contemporaneamente più di cinque gruppi di subacquei, con unità che non devono superare la lunghezza fuori tutto di 15 metri. Ciascun gruppo sarà composto al massimo da 12 sub escluse le guide. A ciascuna boa non possono ormeggiare più di due unità contemporaneamente. I subacquei, che dovranno rispettare una particolare condotta, dovranno essere accompagnati da una guida (al massimo 4 per ogni guida). Le immersioni non potranno durare più di due ore. Sul sito del Parco sono reperibili tutte le informazioni dettagliate per i diving che intendono partecipare alla sperimentazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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