Il presidio
Un altro delfino morto, la strage non si ferma
Un esemplare di stenella trovato sulla spiaggia di Madonna delle Grazie Giannì (Greenpeace): «È l’inquinamento del mare a debilitare gli animali»
PORTOFERRAIO. Il copione è lo stesso. Un passante nota una figura a pelo d’acqua che, mano a mano, si avvicina alla battigia. Poi le onde sbattono la carcassa sulla spiaggia. Una stenella, la sesta da gennaio tra l’Elba e Pianosa, è stata trovata ieri a Capoliveri, sulla spiaggia di Madonna delle Grazie. Il corpo del mammifero, già in avanzato stato di decomposizione, è stato depositato sulla spiaggia dagli agenti della polizia municipale di Capoliveri che hanno poi segnalato il ritrovamento alla capitaneria di porto. La moria di mammiferi all’interno del Santuario dei cetacei, insomma, non pare arrestarsi.
E le cause, al momento, non sono ancora chiare. Quello della Madonna delle Grazie è il sesto esemplare spiaggiato tra l’Elba e Pianosa dall’inizio dell’anno. In Italia i casi registrati dal ministero dell’Ambiente nel mar Tirreno sono 87, 26 quelli segnalati in Toscana, tanto che l’assessore regionale Anna Rita Bramerini, di fronte a questa emergenza, ha annunciato di voler convocare al più presto l’osservatorio dei cetacei. E intanto le ricerche delle università, sotto il coordinamento dei ministeri all’Ambiente e alla Salute, vanno avanti.
Le cause ipotizzate sono le stesse che circolano da giorni. La più accreditata pare essere quella relativa a un’infezione da “morbillo”, rilevata dalla Rete nazionale spiaggiamenti marittimi nel 50% degli animali finora esaminati (12 su 24). Il virus del morbillo fu responsabile all’inizio degli anni Novanta di una grave epidemia che, partita dalla Spagna, uccise centinaia di esemplari nel mar Mediterraneo. Quasi la totalità delle carcasse, inoltre, erano attaccate dal batterio Photobacterium Damsalae, che tuttavia difficilmente potrebbe essere la causa diretta delle morti. L’ultima ipotesi, vista la localizzazione di maggior parte dei decessi, principalmente tra la Sicilia e la Sardegna, consiste nelle possibili emanazioni di anidride solforosa emessa dal vulcano Marsili. Tutti gli esemplari ritrovati erano infestati da parassiti e il più delle volte le carcasse erano in avanzato stato di decomposizione.
l ministero pare escludere che l’inquinamento umano ed eventuali sversamenti nel mare possano essere la causa della moria. Alessandro Giannì, direttore delle campagne Greenpeace Italia, ha un’opinione diversa. «Il fatto è che, purtroppo, c’è più inquinamento nel Santuario dei cetacei che fuori da esso – attacca l’ambientalista – da tempo chiediamo l’apertura di un tavolo al ministero per andare a fondo al problema. Nel 2011 i presidenti delle Regioni annunciarono l’apertura di un tavolo, ma nom se ne è fatto di niente». Così la moria dei mammiferi fa montare la preoccupazione sul livello di salute del Santuario. «L’inquinamento è certamente una causa delle morti – sostiene Giannì – questo perché l’inquinamento può essere acuto, ma anche subdolo. L’impressione è che stia accadendo agli animali quello che per gli essere umani può accadere con l’Aids che non è causa diretta della morte, piuttosto azzera le difese immunitarie ed espone gli uomini alle malattie. Tutti i delfini recuperati sono stati attaccati in modo massiccio da parassiti. È ora che si faccia davvero qualcosa per risolvere il problema dell’inquinamento all’interno del Santuario».
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