Il presidio
«Se il problema sono io, allora mi faccio da parte»
Colpo di scena a un mese dal voto: Orsini rimette a disposizione il suo incarico Il passo indietro per le tante polemiche dopo le dichiarazioni sulle imprese locali
PORTOFERRAIO. «Ho rimesso a disposizione il mio incarico, se sono io il problema allora mi faccio da parte». Il colpo di scena arriva a un mese dal referendum sul Comune unico, dopo ore segnate da polemiche infuocate. Gabriele Orsini, portavoce e coordinatore del comitato per il sì al Comune unico, fin dall’inizio volto del comitato promotore, ha scelto di fare un passo indietro.
La decisione non può non fare frastuono, quando il rettilineo finale verso le urne è stato imboccato da giorni. Sia da chi è favorevole all’unificazione dei comune, sia tra i contrari. Il bivio, se così si può chiamare, si è manifestato dopo le ultime dichiarazioni di Orsini, relative alla struttura dell’economia elbane e, in particolare, al ruolo delle imprese.
Il portavoce ha usato termini coloriti, fin troppo secondo alcuni, per criticare una visione protezionistica dell’economia e la scarsa competitività delle imprese locali: dalle «dittarelle» che fanno «amichevoli trattative con i comunelli», fino agli stessi enti locali che «garantivano pane e salame a tutti». È bastato questo per scatenare numerose reazioni immediate del comitato del no e la presa di posizione ufficiali dei sindaci Anna Bulgaresi, Luca Simoni, Andrea Ciumei e Vanno Segnini che hanno definito le frasi di Orsini «offensive». Sul fronte opposto, invece, fatta eccezione per sporadici interventi, non sono arrivate prese di posizione altrettanto forti. L’impressione è che, da tempo, gli interventi pubblici del coordinatore non fossero condivisi al 100% da tutti i sostenitori del sì. Fino a ieri, almeno. Perché la decisione di Orsini, da qualunque prospettiva sia vista, è una svolta quando manca un mese al referendum. «Ho messo a disposizione il mio incarico perché non voglio che la mia posizione sia ostativa in alcun modo di fronte a un progetto a cui ho lavorato con forza e che è fondamentale per l’isola d’Elba. Se si ritiene che sono motivo di disunione e non di unione, allora è giusto che mi faccia da parte».
Alla base della scelta del coordinatore del comitato le forti polemiche legate alle sue dichiarazioni sul sistema imprenditoriale elbano. Dichiarazioni che Orsini precisa, ma non ritratta.
«Non volevo offendere nessuno – spiega – e non ho bisogno di “scolorire” quanto ho detto. Faccio presente che chi si doveva sentire offeso erano le imprese quando gli esponenti del no, compreso Marini, spiegavano che le stesse ditte elbane non potevano essere in alcun modo competitive rispetto alle realtà imprenditoriali del continente. La mia critica è diretta al fronte del no che, ultimamente, ha espresso una visione protezionistica dell’economia, quando in ogni luogo, fuori dall’Elba, si pensa l’esatto opposto e si lavora per aprire il mercato e per semplificare le amministrazioni».
La presa di posizione di Orsini non muta, in alcun modo, la sua convinzione sulla necessità del Comune unico, l’obiettivo per cui si è battuto a lungo in questi anni, fino all’indizione del referendum. «Continuiamo a parlare di altre cose, spesso la polemica nasconde i problemi veri – sostiene Orsini – da aprile i piccoli comuni non avranno più la possibilità di partecipare agli appalti. Le amministrazioni comunali con meno di 3mila abitanti avrebbero già dovuto avviare le gestioni associate di almeno tre funzioni, invece vanno avanti come se niente fosse. Il Comune unico darebbe la possibilità agli enti e alle imprese dell’isola di essere davvero competitive».
I sindaci Anna Bulgaresi, Luca Simoni, Andrea Ciumei e Vanno Segnini, ritenute «offensive» le ultime dichiarazioni rilasciate da Orsini hanno chiamato in causa le associazioni di categoria, chiedendo un intervento diretto a difesa delle imprese locali. Una mossa che, ovviamente, segue una strategia precisa, dal momento che le categorie economiche sono da sempre favorevoli al Comune unico e, forse, le dichiarazioni di Orsini hanno dato l’occasione ai sostenitori del no per scalfire questa compattezza. «In realtà – dice Orsini – le mie parole esprimono quanto le associazioni di categoria cercano di mettere in pratica da tempo, ovvero dare forma a un soggetto unico che dia la possibilità alle imprese di essere competitive rispetto ai concorrenti del continente».
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