Il Tirreno

Concordia, ora il porto può decollare

di Giorgio Pasquinucci
Concordia, ora il porto può decollare

Opere e fondali già previsti da realizzare in pochi mesi anziché in 4-5 anni con i poteri del commissario straordinario

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PIOMBINO. Di sicuro per il momento c’è solo l’atto del governo che autorizza la Protezione civile ad adottare i provvedimenti necessari per trasferire e smantellare la Concordia nel porto di Piombino. Il secondo capitolo, quello del reperimento della risorse, è per il momento generico. E riprenderà proprio da lì, la prossima settimana, il confronto tra il presidente della Regione Rossi, il sindaco Anselmi ed il presidente dell’Autorità portuale Guerrieri con i ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. Ed anche il costo dell’operazione potrebbe ancora variare, poiché spetta comunque a Costa Crociere scegliere come trasportare la nave e come demolirla. Anche se ormai sembra remota la possibilità che armatore ed assicurazioni abbiano convenienza a contrastare una così precisa indicazione del governo sul porto di destinazione, considerato che, per portare a spasso per il Mediterraneo un rifiuto speciale, qual è la Concordia, dovrebbero ottenere un’autorizzazione che il ministro Clini non è disposto a concedere.

LO SPECIALE CONCORDIA

Il progetto Piombino. L’Autorità portuale ha presentato la prima stesura alla Costa nell’ottobre scorso. Più volte in questi mesi, sulla base del confronto in corso anche con i ministeri, lo ha rimodulato. La base di partenza sono comunque le opere già previste dal piano regolatore del porto, che l’arrivo della Concordia consentirebbe di anticipare. Molo sottoflutto, piazzale, escavo dei fondali: tutta roba che si deve fare, solo che, seguendo le normali procedure potrebbe ragionevolmente arrivare non prima di 4-5 anni. In più, per consentire di mettere a secco la Concordia, è previsto di farla attraccare nella parte terminale del molo, più sottile, in modo da poterla poi imprigionare in una sorta di bacino da costruirle intorno.

I vantaggi. Realizzare le opere con i poteri che il governo ha concesso al capo della Protezione civile Gabrielli significherebbe, dunque, comprimere in tempi per renderli compatibili col crono-programma di rimozione del relitto dal Giglio, disponendo subito anche delle risorse per farlo.

La Costa Crociere. In un primo momento dei 160 milioni necessari era stato ipotizzato che Costa e assicurazioni ne mettessero circa la metà. La compagnia è stata tuttavia recalcitrante e, già a dicembre, ha fatto sapere di avere nel cassetto progetti alternativi meno costose. È spuntata a questo punto l’ipotesi di noleggiare una “nave porta nave” per trasferire la Concordia nel porto di Aliaga in Turchia o in qualche altro cimitero di navi. La mancanza di una decisione rischiava di rendere incompatibili i tempi di realizzazione delle opere a Piombino con i tempi di rimozione della nave promessi alla comunità del Giglio. Da qui l’atto del ultimativo del governo.

Lavoro e occupazione. Per le imprese locali, in gran parte specializzate nella carpenteria metallica e alle prese con la grave crisi siderurgica, il cantiere per smantellare la Concordia sarebbe indubbiamente una boccata d’ossigeno. Si calcola che per tre anni ci possa essere lavoro per 300 persone, anche se, ovviamente, una parte di imprese e di manodopera specializzata dovrebbe arrivare da fuori.

La Cna: costruiamo un polo per le riparazioni

Il polo industriale. Il molo, lungo 1.150 metri, dove si intende far attraccare la Concordia, è già destinato dal Prp alle attività siderurgiche. L’attuale pontile Lucchini dovrà infatti essere demolito per far posto a nuove banchine. Il progetto dell’App prevede che, appena pronto, grosse navi mercantili possano attraccare sul lato opposto alla Concordia. Dragare fondali fino a 20 metri consentirebbe di far entrare in porto navi fino a 250mila tonnellate di stazza. Una sola nave, dunque, per le 4-5 che la Lucchini è ora costretta a far arrivare, con un notevole risparmio sui noli. In ballo c’è poi anche il progetto di polo logistico della Tenaris-Dalmine, che e potrebbe avere un ulteriore impulso e diventare una vera base internazionale per i traffici dell’azienda.

Ambiente e sicurezza. Opportuno distinguere le precauzioni richieste per gli interventi di adeguamento del porto da quelle necessarie per il cantiere di smantellamento della nave. I materiali di escavo dei fondali dovranno essere tutti caratterizzati. Nulla da inventare a questo proposito: quelli pericolosi dovranno essere trattati o messi in discarica speciale. Gli altri andranno a riempire la terza vasca, dove sarà realizzato poi il piazzale di 15 ettari a disposizione del cantiere. Le vasche di riempimento sono state realizzate proprio in questa funzione, con sistemi di impermeabilizzazione prescritti dal ministero dell’Ambiente. La quantità varie dei materiali presenti sulla Concordia renderebbe invece necessarie prescrizioni e controlli ad hoc sullo smantellamento, di cui sarebbe responsabile l’armatore.

L’acciaio. La parte in acciaio della Concordia, calcolata sulla base delle 114mila tonnellate di stazza, sia aggira sulle 38mila tonnellate. Una vera “miniera” di rottame in bocca alla acciaieria Lucchini che potrebbe essere smaltita nei convertitori. Oggi la Lucchini compera e fa arrivare per camion o per nave il rottame necessario in acciaieria e potrebbe così trarre un indiscutibile vantaggio nei costi di trasporto.

Viabilità e navigazione. Avere sul porto un cantiere del genere costringe subito a chiedersi: da dove passerà il traffico pesante? La prima parte della 398 consentirebbe di raggiungere le nuove banchine, ma è ancorata al progetto Sat dell’auodtrad. Pensare ad anticipare i lavori è uno dei modi al tavolo della trattativa. Pochi appaiono invece i problemi legati all’agibilità del porto passeggeri, considerato che le opere da realizzare sono dalla parte opposta dei moli per i traghetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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