Il Tirreno

Cercare lavoro a 50 anni senza speranza di farcela

di Paolo Federighi
Cercare lavoro a 50 anni senza speranza di farcela

Alla Borsa mercato di San Vincenzo molti curriculum di plurilaureati Sono centinaia i partecipanti all’appuntamento, tutti amareggiati e disillusi

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SAN VINCENZO. La foto di gruppo è nitida: l’Italia è un Paese distrutto, in cui lo Stato non aiuta i più deboli, il clientelismo dilaga e la giustizia sociale è un sogno.

Un Paese distrutto non solo a livello economico, produttivo e occupazionale, ma anche a livello sociale e morale.

Tra i candidati presenti alla Borsa mercato del lavoro di San Vincenzo, alla Cittadella delle associazioni di via Pertini, ci sono folte capigliature argentate e plurilaureati, italiani e stranieri.

Sono in centinaia. Tutti amareggiati e disillusi.

La suveretana Claudia, 44 anni, vive ancora con i genitori: Sono sempre stata precaria – dice – e l’anno scorso ho lavorato per soli due mesi. Vivo con i miei, ne sono costretta. Alla mia età è quasi impossibile trovare lavoro, soprattutto in questo terribile momento».

A fare da contraltare c’è Niccolò, 19enne di Venturina, appena diplomato e speranzoso: «Sì è difficile trovare lavoro – conferma – ma ci provo. Spero che vada bene».

Il suo giovane sorriso si trasforma in smorfia di dolore nel racconto della scoraggiata, arrabbiata e delusa Paola, 54enne di Campiglia, vedova e madre di due figli: «Davvero difficile che qualcuno, alla mia età – spiega Paola – mi dia lavoro. Ho fatto la cuoca per tutta la vita, e nel mondo del lavoro, di fregature, ne ho prese a bizzeffe, soprattutto in questi ultimi anni. Fino a qualche anno fa, negli ambienti di lavoro, si respirava un minimo di umanità. Ora, a livello umano e morale, è decadenza assoluta. Una situazione tragica che tanti, fuori e dentro la politica, non hanno compreso o fanno finta di non vedere. Lo Stato? Assente – aggiunge – e fa di tutto per proteggere i molti datori di lavoro che si approfittano della situazione per togliere qualsiasi diritto al lavoratore riducendolo a schiavitù. L’assicurazione? No. Lavoro nero? A iosa. E lo Stato? Di sicuro, non fa niente per i più deboli. Una vergogna. Aiutati che Dio t’aiuta».

Giorgio Chiovaro, 31enne di Suvereto, è uno dei più arrabbiati: «Sì – confessa – fotografatemi e mettete nome e cognome: se noi cittadini non denunciamo lo stato delle cose, niente cambierà».

Giorgio è arrivato ad un passo dal laurearsi in ingegneria. Ha effettuato corsi professionali e di formazione, viaggiando e spendendo molto di tasca propria. Ma una brutta e assai italica piaga, il clientelismo, ha spesso reso vani i suoi sforzi a vantaggio di raccomandati, per giunta poco preparati.

«Il clientelismo – assicura Giorgio – è una piaga così diffusa da frenare la qualità della società italiana a tutti i livelli. E sono in pochi ad essersi resi conto dell’enormità di questo cancro. Studiamo e spendiamo soldi per rispondere ai profili ricercati dalle aziende. Poi, et voilà: vengono scelti amici degli amici e parenti di, i quali non rispondono ai requisiti richiesti. Non ci sono prospettive – prosegue – Sei talmente preso per la gola da essere disposto anche a farti sfruttare. La barca va a fondo? Ma è già sprofondata». C’è poi un gruppo di giovani, con apparentemente più forza e speranze data la giovane età. Ma non è così. »Che volete che vi diciamo? – sorridono – Tanto chiunque dipinga la tragedia di questo Paese è bollato dalla politica e dai benpensanti come disfattista e rivoluzionario. Aveva ragione il Marchese del Grillo: loro sono loro, e noi non siamo un c…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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