Italia
Porto Azzurro, l’approdo in gestione a un’impresa privata
Decisione presa dopo la sentenza del Consiglio di Stato A breve il bando, ma è a rischio il futuro della D’Alarcon
PORTO AZZURRO. La gestione dell’approdo turistico di Porto Azzurro sarà affidata a un’impresa privata. La decisione è stata assunta dall’amministrazione comunale di Porto Azzurro, in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso 1 febbraio, ha dichiarato nullo il bando di gara per l'affidamento dei servizi portuali dando ragione all'Aethalia Marine Service. Per questo motivo l’amministrazione comunale ha annullato il bando di privatizzazione della D’Alarcon con il quale era stata ceduta una quota del 40% ai Cantieri di Mola. Il Consiglio di Stato, con la sua sentenza, ha invalidato parzialmente il bando di privatizzazione che includeva, oltre alla gestione dei servizi portuali, la gestione dei parcheggi pubblici e quella dei bagni pubblici. Parcheggi e bagni che non erano inclusi nella gara originaria. La strada percorsa dal Comune, in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato è stata quella di affidare la gestione portuale a un privato (la gara sarà predisposta entro il 13 marzo), mentre non è chiaro il destino della società D’Alarcon, tornata a capitale totalmente pubblico, nella quale lavorano circa 13 persone.
La legge prevede il divieto per i Comuni con popolazione inferiore ai 30mila abitanti di mantenere le società partecipate, a meno che non abbiano il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, non abbiano subito riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio e non abbiano subito, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il Comune sia stato gravato dell’obbligo di procedere al ripiano delle perdite. Condizioni che il Comune ha in parte disatteso.A tale proposito, se la gestione del porto è stata spacchettata definitivamente dall’orbita della D’Alarcon, resta da capire quale saranno i passaggi futuri che interesseranno la società in house. Il Comune ha messo al lavoro i legali che stanno studiando le soluzioni per uscire dall’impasse. Una via d’uscita potrebbe essere garantita dalla privatizzazione al 100% della società, sempre che vi sia un acquirente interessato a rilevarla. La peggiore delle ipotesi è, al contrario, la dissoluzione della società.
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