Il Tirreno

Mancava solo l’Imu, albergatori in crisi

di Luca Centini
Mancava solo l’Imu, albergatori in crisi

Nuovi aumenti dell’imposta, stop ai contratti a chiamata: le strutture rischiano il ko. De Ferrari: portiamo le chiavi ai sindaci

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PORTOFERRAIO. Prima ci si è messa la riforma Fornero che, di fatto, ha cancellato i contratti a chiamata, utilizzati con frequenza dai nostri albergatori. Poi è arrivato lo spauracchio Tares, la cui mazzata è stata solo rimandata. Ci mancavano solo gli aumenti dell’Imu per completare il quadro già parecchio allarmante per gli albergatori dell’isola d’Elba. «Se saranno confermate le notizie di questi giorni e si verificheranno gli aumenti previsti – attacca Massimo De Ferrari, presidente dell’associazione degli Albergatori dell’Elba – non ci resterà che prendere le chiavi delle nostre strutture e portarle ai nostri sindaci. Non credo ci siano alternative».

Il riferimento di De Ferrari è alla nuova stangata sull’Imu, già prevista nel decreto Salva Italia di fine 2011, che colpirà in particolare i capannoni industriali e le imprese. Questo perché la base imponibile crescerà mediamente dell’8,3% rispetto al 2012. Uno scalino in più che, come accadde per il passaggio dall’Ici all’Imu, incide sul moltiplicatore, aumentato fino a quota 65 (+8,3%). A ciò va ad aggiungersi il taglio degli sconti decisi dai singoli comuni che non saranno più possibili. Il risultato? La nuova Imu per gli alberghi potrebbe venire a costare il triplo rispetto a quanto si pagava di Ici. Lo stesso De Ferrari ha ipotizzato una spesa di Imu per due dei suoi hotel – Hermitage e Biodola – nell’ordine delle 700mila euro, quando di Ici si spendevano 220mila euro. «La mazzata sarebbe enorme – commenta il presidente degli Albergatori – e certo in questa fase non siamo nelle condizioni di poter far fronte ai rincari aumentando le tariffe per i nostri clienti, quando peraltro parte delle prenotazioni sono già arrivate. A questo si aggiunge il fatto che i primi benefici della promozione, con l’attivazione della tassa di sbarco, gestione associata e Fondazione Elba, si avranno solo tra due anni. Aumenti di questa portata renderebbero la maggior parte delle strutture ricettive non sostenibili dal punto di vista economico. Tagliare l’occupazione? Il 30% delle nostre strutture è dato dalla manodopera: i tagli che si potevano fare sono già stati fatti, andare oltre sarebbe controproducente».

Il quadro, insomma, è preoccupante per le strutture ricettive che, lasciata alle spalle una stagione in sordina, si apprestano a riaprire i battenti in vista della Pasqua. Ma, in verità, solo una piccola parte delle strutture riaprirà a fine marzo. «Solo il 20-25% delle strutture sarà aperto – racconta De Ferrari – la Pasqua cade bassa e il poco lavoro atteso subito dopo le festività sconsiglia ai più la riapertura». Su questo incide la riforma Fornero che, in vigore dalla scorsa estate, ha mutato le regole del lavoro flessibile, cancellando - di fatto - il ricorso per gli albergatori ai contratti a chiamata. E se da una parte il cambio di normativa è stato apportato per combattere il fenomeno diffuso del lavoro in nero, d'altra parte - è innegabile - ha fatto perdere tanta elasticità alle aziende che lavorano a inizio e a fine stagione per picchi di prenotazioni. «I problemi sono tanti – conclude De Ferrari – e pensare che quest’anno siamo riusciti a risolvere il nodo dei traghetti. Ma non appena le compagnie hanno abbassato le tariffe medie, sono arrivati i nuovi rincari dell’Imu».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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