Il Tirreno

Ecomostro, polemica dopo le condanne

di Stefano Taglione
Ecomostro, polemica dopo le condanne

Franco Giusti si difende: «Sentenza incredibile». Ma Legambiente vuole fermare il nuovo Centro servizi di Procchio

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PROCCHIO. «È stato costruito un castello accusatorio incredibile dal quale, pur non essendo colpevole, non riesco ad uscirne fuori perché non trovo nessun giudice che riconosca le mie ragioni».

Si difende così l'imprenditore pistoiese Franco Giusti, proprietario della società che ha iniziato a costruire quello che si è poi trasformato nell'ecomostro di Procchio. Giusti, condannato tre giorni fa dalla Corte d'Appello di Genova a 3 anni e 6 mesi di reclusione, si professa innocente, nonostante i giudici abbiano riconosciuto la sua colpevolezza per ben tre volte, inizialmente in primo grado, poi in Appello ed infine nuovamente in secondo grado, dopo che la Cassazione quattro mesi fa aveva rinviato i fascicoli al tribunale di Genova riconoscendo l’inammissibilità dell’utilizzo delle intercettazione telefoniche.

«Non resta che subire questa ulteriore condanna e fare ricorso in Cassazione – spiega Franco Giusti – anche se a mio avviso mancano sia la promessa che l'accettazione. La corruzione da parte nostra – continua Giusti – non esiste nel modo più assoluto. Semplicemente abbiamo costruito il complesso edilizio di Procchio seguendo le indicazioni del direttore dei lavori. Cosa altro dovevamo fare, disattenderlo?», si chiede Giusti.

L'imprenditore pistoiese, come spesso accade in questi casi, si professa innocente. Anzi, è convinto di pagare col carcere per un'intercettazione telefonica che vide protagonisti un ingegnere della sua ditta, il grossetano Uberto Coppetelli, e l'ex capo dell'ufficio gip di Livorno, Germano Lamberti, anch'egli condannato in Corte d'Appello a 4 anni e 9 mesi di reclusione. L'intercettazione in questione fa parte sì del processo Elbopoli, ma riguarda un altro filone, quello sul recupero dell'ex discoteca Costa dei Barbari di Cavo. In pratica, secondo Giusti, quella telefonata sarebbe un precedente che non gioca a suo favore.

Una prova, secondo l'accusa, che insieme ad altre mette in luce il presunto sconto che la ditta Giusti avrebbe concesso al giudice Lamberti per l'acquisto di una seconda abitazione all'interno del residence in costruzione sulla costa est dell'Elba.

«Noi avevamo venduto un appartamento anche a Lamberti, ma fra i nostri clienti c'erano tantissime persone della società livornese, come medici e avvocati – afferma Giusti – e nella telefonata in questione il nostro ingegnere disse a Lamberti che con 50mila euro in più avrebbe potuto acquistare un appartamento più grande. Era la pura verità – conferma Giusti –. Davvero con 50mila euro poteva comparsi un appartamento più grande. Quel fondo era tornato disponibile dopo che una signora di Modena si era tirata indietro».

Giusti ricorrerà nuovamente in Cassazione, per chiedere l’annullamento della condanna - la seconda - formulata dalla Corte d’Appello di Genova. «Spero che i magistrati giudicheranno il fatto in maniera diversa – continua l'imprenditore – perché per me questi sono stati degli anni terribili, non so come ho fatto a sopravvivere fino ad oggi. Ciò che ho passato non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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