Italia
È pronta la fondazione per rilanciare il turismo
Atto finale del Progetto Elba: consorzio tra le associazioni per fare promozione E prende slancio la proposta di una zona franca dall’Iva, come in Sardegna
PORTOFERRAIO. È nata ufficialmente la nuova “Fondazione Elba”, l’organismo partecipato che si occuperà della promozione turistica all’isola d’Elba. La sua ufficializzazione è avvenuta nel corso del convegno che di fatto ha concluso i lavori del “Progetto Elba”, promosso dagli imprenditori elbani Mantovani, Nocentini e Gorgoglione che si è svolto al teatro de’ Vigilanti.
Un numeroso pubblico di invitati e semplici cittadini ha affollato la platea del teatro per capire, in dettaglio, in che cosa consisteva il Progetto Elba e la Fondazione che fa da punto di riferimento. È toccato all’avvocato Paolo Di Tursi spiegare che cos’è il nuovo organismo di partecipazione. «E’ un modello giuridico inedito – ha detto fra l’altro Di Tursi – come ce ne sono altri in Toscana. Esso nasce soprattutto per la gestione di iniziative nel campo culturale. È un istituto senza scopo di lucro, cui si può aderire apportando denaro, professionalità o servizi vari. All’interno di questo strumento giuridico è possibile prevedere diverse categorie di fondatori e partecipanti. Una simile struttura si dichiara aperta e permette da un lato una fattiva collaborazione all’interno dello stesso istituto di soggetti pubblici e privati e dall’altro l’aggregarsi di privati cittadini che diventano soci della Fondazione e come tali sono dalla stessa considerati». Resta da capire quale sarà il rapporto tra la nuova fondazione e la gestione associata del turismo, da tempo in attesa di un lancio effettivo.
Ma non è solo questo dato che è emerso nel corso del convegno Progetto Elba. Gli imprenditori elbani richiederanno (fino a che punto sarà realizzabile, si vedrà) al futuro governo la richiesta che non venga applicata all’Elba l’Iva sui beni di consumo. «Un provvedimento – ha aggiunto Marco Mantovani – che è già stato applicato alle altre isole europee e che, se usato, farebbe la fortuna economica dell’Isola d’Elba, trasformandosi in una macchina per il reddito. Non ci sarebbe più bisogno andare in continente ad acquistare beni di consumo, fenomeno che si è accresciuto in questi periodi. Se non si pagasse più l’imposta – ha concluso - ad ogni passaggio economico (valore aggiunto), a partire dalla produzione fino ad arrivare al consumo finale del bene o del servizio stesso, sarebbe già questo un grande risultato». Antonella Giuzio, assessore alla Cultura, nel suo intervento ha illustrato su quale terreno andrebbe a incidere la Fondazione, dove è già operativa l’associazione associata dei comuni. La quale ha anche individuato la sua fonte di finanziamento (la tassa di sbarco). Territorio insulare che soffre di una crisi istituzionale che non riguarda solo in turismo (chiusura delle aziende del turismo), ma l’intero tessuto economico nazionale.
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