Assolto in appello il medico Luigi Ciompi
Fu condannato in primo grado per negligenza per la morte di un motociclista. «Ora l’incubo è finito»
PORTOFERRAIO. Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Ha dovuto attendere anni, oltre sette per vedere riconosciuta la sua innocenza. Una decisione della Corte di Appello di Firenze - sezione penale - nella persona di Antonio Crivelli, ha assolto i medici condannati in primo grado a Livorno, in quanto ritenuti responsabili della morte del giovane Federico Biondi vittima di un incidente stradale avvenuto in via delle Cateratte nell’agosto del 2005. L’ortopedico Paganelli condannato a un anno per imprudenza è stato assolto in quanto il fatto non costituisce reato mentre invece Luigi Ciompi, attualmente in forza al reparto di chirurgia di Portoferraio e all’epoca in servizio presso il pronto soccorso generale, al quale per negligenza era stata inflitta una pena di un anno e sei mesi senza i benefici di legge, è stato assolto con formula ampia in quanto il fatto non sussiste.
I medici erano assistiti da Traversi di Firenze e da Tonelli, chirurgo fiorentino per Ciompi e da Bassano e Maltoni per Paganelli. La sentenza verrà depositata a giorni. Federico Biondi aveva 23 anni quando rimase vittima di un incidente stradale con la propria moto nel pomeriggio dell’8 agosto. Richiesto l’intervento del 118, la Centrale operativa fece arrivare il giovane con un’ambulanza non medicalizzata al pronto soccorso ortopedico invece che al generale dove venne trasferito successivamente andando incontro a morte per shock emorragico da rottura di milza. Al termine delle indagini preliminari due medici vennero rinviati a giudizio e successivamente condannati per omicidio colposo. La triagista del psg, la cui posizione era stata inizialmente stralciata e archiviata, venne successivamente rinviata a giudizio, processata e assolta. «Ora posso commuovermi anch’io – dice Ciompi- per la fine di questa vicenda kafkiana.
In una sentenza nei confronti dei medici di pronto soccorso che pure fra mille difficoltà fanno il loro lavoro con sacrificio e spirito di dedizione sono stato condannato dal Tribunale di Livorno per inerzia, “riprovevole inerzia”, una parola che non esiste nel mio vocabolario come ben sanno tutti coloro che hanno lavorato con me negli oltre 25 anni di servizio prestato nell’emergenza. L’episodio mette in evidenza il ruolo dei consulenti. Dopo l’esclusione di ogni mia responsabilità nel civile grazie alla consulenza esterna di Bellantone di Roma, arriva dunque anche questa assoluzione con formula piena nell’appello del penale in cui il giudice si è avvalso di una nuova consulente, la dottoressa Paglicci Reattelli di Perugia».
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