Il Tirreno

Stazione ferroviaria, terra di nessuno

di Paolo Federighi
Stazione ferroviaria, terra di nessuno

Da anni senza servizi igienici né informazioni, protestano i gestori del bar: «Ora niente più biglietti oltre Pisa e Grosseto»

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PIOMBINO. La stazione ferroviaria di San Vincenzo è in condizioni di semi-abbandono da anni. A peggiorare la situazione, adesso, il venir meno, da alcuni giorni, di servizi essenziali come l’emissione dei biglietti per tragitti oltre Pisa e Grosseto e gli abbonamenti, prima effettuabili presso il Bar La Stazione.

Pochi giorni fa, al bar è stata data la sola possibilità di vendere i biglietti chilometrici, che non consentono, appunto, di arrivare oltre Pisa o Grosseto. All’esterno del bar c’è la biglietteria automatica, ma il problema è che vari viaggiatori anziani (a San Vincenzo il 50% degli abitanti è costituito da over 65), coloro che debbono recarsi agli ospedali di Pisa o Livorno e alcuni turisti stranieri, non sanno usarla.

In più, come detto, c’è la questione abbonamenti: i molti studenti e lavoratori pendolari del posto non possono più fare abbonamenti ma solo biglietti giornalieri, non potendo quindi risparmiare un po’ di soldi. La Servizi in rete 2001 Srl, società della Federazione italiana tabaccai, aggiudicataria nel luglio 2012 della gara comunitaria indetta da Trenitalia Spa per la distribuzione dei soli titoli di viaggio cartacei, ha comunicato il 3 ottobre scorso di dover dismettere, per decisione di Trenitalia, le emettitrici automatiche (Etf 2000, di proprietà di Trenitalia) per un cambio nella piattaforma informatica che non ne consentirà più l’utilizzo. La macchina, infatti, è stata ritirata dal Bar La Stazione da alcuni giorni.

«Con la decisione di Trenitalia di ritirare le macchine per i biglietti – dice Vittorio Peschi, gestore del Bar La Stazione dal 1996 insieme al figlio Paolo – cosa succederà con i turisti che decideranno di visitare Roma, Firenze, Pisa, Lucca o Siena? E soprattutto, come possiamo gli anziani del paese e chi vorrà fare abbonamenti? Ciò per San Vincenzo – conclude – avrà una ripercussione non indifferente». Ma non c’è solo questo. Vittorio Peschi denuncia una situazione di semi-abbandono che va avanti da tempo: «La stazione di San Vincenzo – sottolineadice – è ormai abbandonata da più di cinque anni, senza servizi igienici né informazioni. Siamo noi gestori ad essere costretti ad ovviare a tali mancanze. Se si rompe qualcosa non sappiamo a chi rivolgerci, come ci è successo con il monitor degli orari dei treni in arrivo e in partenza che era dentro il nostro esercizio fino a due anni fa».

La situazione si complica ancor di più, visto che la famiglia Peschi paga un affitto sull’immobile (a percentuale, non fisso) molto più alto della media del mercato locale. Il contratto d’affitto dei locali del bar, di proprietà delle Ferrovie, scadrà tra l’altro nel prossimo marzo. «Il nostro contratto d’affitto dell’immobile – spiega Peschi – che paghiamo alle Ferrovie che ne sono proprietarie, è a percentuale su ogni attività esercitata: 8-9% su bar e somministrazioni varie, 13-15% sui tabacchi, 20% dell’aggio conseguito nell’anno su giochi a premi e lotto, 5,50% su giornali e riviste, 1% su ricariche e tessere telefoniche. In più, sulle varie fatture, paghiamo il 20% in più di Iva. Questo accade mentre gli altri locali del centro spendono mediamente, per l’affitto, dai 1.000 ai 1.300 euro. Spendiamo molto, troppo, ed è chiaro che sarebbe più giusto un contratto sull’immobile che si adegui al mercato di San Vincenzo». Sulla situazione contrattuale, lo stato della biglietteria e l’abbandono della stazione, Vittorio Peschi ha scritto in questi mesi alle Ferrovie, al sindaco Michele Biagi (interessatosi al caso) e all’onorevole Silvia Velo. Ma, al momento, non ci sono novità positive per risolvere la situazione che riguarda un servizio essenziale per il paese e anche per il suo turismo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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