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«Il governo intervenga e lo faccia in fretta»
Dopo il mancato accordo con Klesch sindaco e sindacati si appellano al ministero Intanto l’altoforno è stato spento, ripartenza confermata per l’11 gennaio
PIOMBINO. Niente cash, investimenti finanziati dallo Stato, mani libere sui tagli di personale, un pacchetto di ordini garantiti dalle Ferrovie. E la rinuncia, da parte delle banche, del 75% dei crediti.
Più che un’offerta sembrano condizioni capestro, quelle che risultano essere state le richieste del fondo svizzero Klesch per l’acquisizione della Lucchini. Condizioni bocciate dalle banche nel corso dell’incontro tra gli istituti di credito, l’advisor Rothschild, il cda e i rappresentanti del fondo svizzero.
All’indomani delle anticipazioni del Tirreno emerge qualche dettaglio sugli esiti di una riunione che rende ancora più evidente la necessità del commissariamento. Tanto più credibile e forte se individuato da un governo ancora in piedi.
Il sindaco commenta: «Di ufficiale non c’è niente. Non abbiamo mai considerato praticabile l’accordo con Klesh, a partire dal modo in cui è maturato, al di fuori del confronto con i sindacati e le istituzioni. Nel caso fosse confermata la sua uscita di scena, è necessario far presto».
Anselmi si allinea alle dichiarazioni del sottosegretario allo sviluppo economico De Vincenti, che ha chiesto alle banche di fare in fretta: «Auspichiamo - dice - un’interlocuzione con la mano pubblica per gestire la transizione verso una posizione condivisa, che metta insieme accanto alla soluzione industriale, soluzioni territoriali legate alle bonifiche e alle infrastrutture», prosegue il sindaco.
Quella del commissariamento, nelle parole del sindaco, non vuole essere una richiesta fideistica: «Per gestire una situazione così complessa, l’intervento pubblico è indispensabile. E fondamentale è il fattore tempo, tenuto conto del contesto istituzionale in cui ci troviamo».
In altre parole solo un governo con poteri ordinari, - quindi, un governo in carica - ha l’autorevolezza che serve per individuare il soggetto a cui affidare per sei mesi le sorti dello stabilimento e portarlo fuori dalle sabbie mobili in cui sta affondando: congelamento dei debiti, formulazione del piano industriale, individuazione di un nuovo compratore, tutela del patrimonio.
Lucchini non commenta. La Uilm, sì. Lo fa con il segretario provinciale, Vincenzo Renda: «Prima i tempi lunghi per l’omologa e l’asseveramento, poi altri mesi buttati per discutere con Klesch di un piano che abbiamo sempre giudicato poco credibile e irrealizzabile», sottolinea Renda. Per il quale è da apprezzare il comportamento tenuto finora dal governo. Ora, però, anche per il sindacalista è il momento che batta un colpo. E lo batta in maniera decisa.
A preoccuparlo, e non è il solo, è anche la ripartenza dell’altoforno, fissata per l’11 gennaio. Ieri lo spegnimento è avvenuto senza intoppi e gradualmente ha coinvolto l’accaieria e gli altri reparti. Per i lavoratori, ferie e contratti di solidarietà.
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