Il Tirreno

In tanti in coda per il pacco viveri, ce la fanno in 120

di Cecilia Cecchi
In tanti in coda per il pacco viveri, ce la fanno in 120

Il sostegno che manca e il lavoro che non si trova, la San Vincenzo de Paoli invita tutti a dare una mano

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PIOMBINO. Ciascuno ha un numero, un orario specifico per il ritiro. Questo il modo migliore che la Società San Vincenzo de’ Paoli ha "studiato" per ridurre le attese di quanti sono obbligati dalla vita ad andare avanti col pacco viveri di solidarietà.

Col tempo anche questa operazione - che sembra così semplice - non aveva mancato di creare problemi tra quanti abitano nelle vie più vicine alla fabbrica, a ridosso della sede della mensa dei poveri, in via Landi (qui si consegnano anche i pacchi). Perché in tanti andavano a mettersi in fila prima dell'alba, anche se “l'ufficio consegne” apre alle 9, per il timore di restare senza da mangiare. Anche dal Comune erano arrivate sollecitazioni perchè si procedesse in modo diverso. «Così è dall'ottobre scorso – racconta Vilma Bacci da 7 anni presidente della conferenza San Vincenzo de’ Paoli (sezione operativa) – ciascun nucleo familiare ha un numero preciso, sui 62 bigliettini che sono stati assegnati, ciascuno conosce la sua posizione, e l’ora dei ritiro una volta a settimana». Sempre tante nuove richieste, ogni lunedì e giovedì, ma è già tutto stabilito. «Se alle 12 resta ancora "qualcosa" in più – prosegue Vilma – si procede ad un'ulteriore distribuzione».

Una piccola fila si crea sembre, fuori dalla porta di Vilma, ma c'è grande ordine nel cortile, compostezza. Ci si lamenta per il sostegno che spesso manca del tutto. Che non c’è lavoro da troppo tempo. Né soldi per pagare le bollette e tagliano la luce o il gas. Ad aiutare? Tutti bussano ovunque, ma nessuno ha soldi né il Comune, né l’Asl; a sentire i più si ringrazia la San Vincenzo, la Caritas, le parrocchie. «Tagli continui – aggiunge Vilma Bacci – prima si potevano fare pacchi con quattro confezioni di pasta, ora sono due. Da una spesa pari a 30 euro ora si sfiorano i 20 per ciascuno tra pasta, riso, latte, pane. Prosciutto crudo e cotto in scadenza, quando possibile frutta e verdura. Qui c’è bisogno di tutto: di vestiti, scarpe, giocattoli, ma anche di una bombola di gas per scaldarsi o cucinare, di soldi per comprare nuovi occhiali...».

Eccolo qui il Natale che non si vuole vedere. La difficile realtà di ogni giorno. Gli operatori prestano servizio volontario, costretti a schedare, chiedere documenti, codice Isee, stato di famiglia.

«Abbiamo a disposizione – conferma la signora Bacci – circa 120 pacchi la settimana e dobbiamo fare attenzione. Tra i bisognosi ci sono soprattutto famiglie di stranieri molti romeni, bosniaci, albanesi, marocchini. Prima – prosegue – si poteva dare sostegno per un po, finché non se la cavavano da soli. Adesso la nostra è un assistenza che non finisce più, non troviamo neanche occupazioni momentanee in occasione della vendemmia o della raccolta delle olive». Aiuti arrivano dalle parrocchie. «Bisogna condividere – spiega Vilma – Nelle famiglie dove arrivano due stipendi, forse qualcosa si riesce ancora a dare. Se non si vogliono portare soldi, magari qualche bottiglia d’olio...» . La San Vincenzo fa di tutto per aiutare, senza trovare grande collaborazione.

«Ci chiamano ancora – spiega – e siamo disponibili per svuotare appartamenti, ma la gente pensa che sia un servizio dovutamente gratuito, perché ci danno i mobili, spesso cose fatiscenti da non passare neppure alla Caritas. E magari ci vogliono due uomini, in appartamenti a piani alti con scale. E il camioncino e la benzina? Davvero un momento complesso».

Qualche screzio, a volte, anche tra quanti sono fuori dalla porta di Vilma: «Un po’ di nervosismo – conferma – se, magari, la spesa arriva in ritardo».

Sì perché i guai son sempre in agguato. «Ora abbiamo un solo mezzo per fare il giro di raccolta tra Coop e Conad di Piombino, San Vincenzo e Venturina – spiega – E così non sempre tutto è disponibile subito... cercheremo di trovare un altro camioncino in buone condizioni, a un costo accettabile».

Ma la bella notizia c’è. «Gli operai Magona – sottolinea, con un grande sorriso, Vilma Bacci – hanno messo insieme tutti gli spiccioli dei loro stipendi per ristrutturare la nostra scala interna, pericolosa e fatiscente. Un aiuto importante, che viene, lo ripeto, nonostante la situazione di grandissima difficoltà proprio dagli operai della Magona che ringrazio di cuore, a nome di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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