Una Piombino immaginaria nell’opera ritrovata per caso
Tanto pubblico e applausi per “La Mascotte” messa in scena al Metropolitan da attori, cantanti e musicisti tutti della zona
PIOMBINO. Una composizione che ha la struttura dell’operetta, con alternanza di recitato e cantato. Una storia d’amore, tra Bettina, guardiana di tacchini, e Pippo, guardiano di pecore. Un racconto che trova la propria ambientazione a Piombino.
Già, proprio Piombino. Intendiamoci, una Piombino immaginaria del 1500, che fa da sfondo agli eventi narrativi, ma pur sempre la nostra città. L’autore? Edmond Audran. La prima rappresentazione? A Parigi, il 29 dicembre 1880. Ebbe successo “La Mascotte” (questo il nome dell’opera) in terra transalpina, tanto che le performance fu replicata, nel giro di due anni, almeno 500 volte solo a Parigi, per emigrare pure all’estero: New York, Londra, fino a Roma. Proprio in Italia la fortuna de “La Mascotte” sembra perdersi nell’ultima rappresentazione (pare Torino) un centinaio di anni fa. Ma soprattutto nessuno a Piombino, fino al 2007, era a conoscenza di un’opera francese ambientata nella città affacciata sul mare davanti all’Isola d’Elba.
C’è voluta curiosità, passione un pizzico di fortuna per scoprirlo. Il merito va a Niccolò Tognarini che un giorno, spulciando al computer i risultati in rete sulla parola “Piombino” si trovò di fronte al componimento di Audran. Da lì in poi una notizia che circola sino a coinvolgere l’interesse di molti, dalle associazioni all’amministrazione comunale, per un lavoro durato quattro anni che martedì sera ha finalmente visto la luce.
C’erano 550 persone al Metropolitan. Erano là per assistere alla prima de “La Mascotte” piombinese, messa in piedi grazie alla promozione del Comune, su sollecitazione dell’Università delle due età, sino alla messa in scena vera e propria realizzata da Teatro dell’Aglio, Corale Mascagni e Orchestra Haendel. Una prima che, almeno per il momento, non prevede repliche. Ma come ha precisato lo stesso assessore alla cultura locale, Ovidio Dell’Omodarme, il risultato finale «non è uno spettacolo, ma una produzione», lasciando intendere la potenziale ripresa dell’allestimento nel circuito teatrale. Gli spettatori, che hanno dimostrato di gradire la storia, nonostante le oltre tre ore di rappresentazione, sembrano essere d’accordo con l’assessore: «Ma che ora non lo rifanno più? – chiede ai vicini di posto una signora – Peccato però». «Con lo spettacolo che hanno messo su non vale la pena farlo una volta solamente», afferma un altro spettatore.
In effetti, l’elemento che più salta agli occhi, facendosi apprezzare per l’esito d’insieme, è la dimensione corale di un allestimento che vede impegnati 31 coristi, 20 musicisti (compreso il direttore Christine Angele), 8 cantanti e una decina di collaboratori, per oltre 70 persone totali. Un gruppo perlopiù locale, con tanti piombinesi, diversi dalla Val di Cornia, alcuni da un po’ più lontano. Con tre ore di spettacolo e quasi venti minuti di pausa tra un atto e l’altro, al di là di qualche sbadiglio - dovuto esclusivamente all’ora tarda, e gli applausi largamente concessi ne sono stati la dimostrazione - la serata ha dato anche modo, tra una scena e l’altra, di intrattenersi in chiacchiere, opinioni e conoscenze. C’è chi si scambia pareri sulla performance e chi approfitta per alzarsi a salutare un amico nel pubblico.
Spontaneo all’inizio dell’opera, all’aprirsi del sipario l’applauso convinto della platea di fronte al gruppo di popolani, immaginari antenati di Piombino. E che dire dei commenti soddisfatti di fronte ai teli (realizzati da Daniele Gargano) che fanno da quinta scenica: Populonia, piazza Bovio, il Torrione, scorci riconoscibili che coinvolgono emotivamente, tanto quanto fa sorridere sentir chiamare sulla scena, in una sorta di divertita licenza narrativa, il “duca di Poggio all’Agnello”. Applausi sinceri a tutta la troupe, dai cori ai solisti, tra i quali hanno riscosso successo tanto i professionisti come Donatella Salvestrini ed Enrico Gavarini, quanto i sorprendenti “dilettanti”, come Canovaro, Cini e Palla.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
