Lucchini, altolà del sindaco alla trattativa con Klesch
«Sembra un balletto per guadagnare tempo: le licenze le dà il Comune. Occorre l’intervento del governo»
Un altolà del sindaco Anselmi alle voci che sono cominciate a circolare già dopo l’incontro a Milano tra la Rothschild, l’advisor di Lucchini, e i sindacati e confermate giovedì dal presidente del Cda Mari. La trattativa in corso tra la Lucchini e il Fondo Klesch non piace affatto al sindaco, che spara a zero sulle intenzioni degli svizzeri, che si sono impegnati a concretizzare la loro offerta entro l’ultima settimana di novembre. Una manifestazione d’interesse arrivata sul filo di lana, quando tutti ormai si attendevano che il Cda e le banche gettassero la spugna per lasciare il campo ad un commissario del governo.
«La proposta industriale che sarà presentata dal gruppo Klesch, se conforme a quanto emerso dalle anticipazioni di stampa – afferma infatti Anselmi – lascia il tempo che trova dal punto di vista della sua reale applicabilità, dal momento che il rilascio delle concessioni edilizie per la realizzazione di un eventuale forno elettrico, come è noto, compete al Comune, così come qualunque idea o ipotesi di utilizzo immobiliare delle aree attualmente occupate dagli impianti a caldo con finalità diverse da quelle industriali sono di competenza del consiglio comunale». Anselmi esprime dunque tutte le sue perplessità sulla trattativa con Klesch che, a suo giudizio «rischia di sviluppare la questione in maniera estremamente riduttiva e penalizzante per il territorio».
Anselmi ribadisce dunque che una soluzione della vicenda Lucchini può arrivare solo da un intervento forte del governo, che rilanci il polo industriale di Piombino e la siderurgia nazionale.
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