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Nuove speranze per i balneari inseguendo la Spagna
Nel paese iberico concessioni allungate di 75 anni, il governo Monti orientato sul prolungamento trentennale
PIOMBINO. Preoccupazione, speranza e ancora tanta incertezza. Di questo vive il mondo dei balneari, sui quali pende come un macigno la direttiva europea Bolkestein che prevede la rimessa in gara della concessione al termine della scadenza, cancellando di fatto il diritto di insistenza per i vecchi gestori.
In mezzo a un clima di angoscia, fatto di mesi e mesi di proposte deluse, nell’ottica di un provvedimento inquadrato dalla politica come necessario per aderire alle richieste europee, arriva ora uno scampolo di speranza. Una chance che raggiunge l’Italia dalla Spagna. Nel paese iberico infatti è stato approvato un decreto che prevede il prolungamento delle concessioni balneari di 75 anni.
Una notizia che appare in un certo senso come importante precedente al quale aggrapparsi per smuovere la situazione anche nel Bel Paese. «Fino a ieri il governo ha parlato dell’inevitabilità di adeguarsi alla direttiva europea, sordo di fronte a qualsiasi proposta avanzata dai balneari – afferma Fabrizio Lotti, presidente del consorzio balneare Costa est – Adesso invece vediamo che la Spagna dimostra il contrario».
L’esempio ha colpito nel segno (del presidente regionale, Enrico Rossi, l’idea di seguire l’esempio iberico) tanto che un gruppo di senatori, appartenenti a diverse forze politiche, ha presentato un emendamento al decreto Sviluppo che porterebbe le concessioni a 30 anni.
Vero è che per il momento non c’è niente di certo, e la speranza di mescola così alla paura e alla rabbia. «Bisogna aspettare la Spagna per muoversi? – chiede provocatoriamente Ranieri Antonini, presidente stabilimenti di San Vincenzo – La situazione spagnola può solo rappresentare una forza in più, ma noi dobbiamo camminare per la nostra strada, cercando di ottenere finalmente qualcosa, dopo mesi di parole. La soluzione? Provare a coinvolgere l’intero ambito balneare, indotto compreso, e tutti insieme creare una forza compatta, prendendo a modello quanto già fatto ad esempio dai tassisti».
Intanto arriva la notizia dell’aumento dell’imposta regionale sulle concessioni demaniali. Nel marittimo si passa dal 15% al 60% dell’importo. «Parlando del nostro territorio il vero problema, come già detto più volte, è il canone alla Parchi – spiega Lotti – In generale ritengo che l’aumento vada a incidere soprattutto nei casi più strutturati piuttosto che nelle concessioni limitate alla spiaggia». In concreto: per una concessione che prevede 2.500 euro di canone demaniale, l’imposta regionale passa da 375 euro a 1.500. Differenza ancora ridotta, che va però a ingigantirsi davanti a cifre più importanti.
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