Il Tirreno

Altri rapaci presi a fucilate e uccisi sul Promontorio

di Cecilia Cecchi
Altri rapaci presi a fucilate e uccisi sul Promontorio

A cadere stavolta uno sparviere e uno smeriglio, ferito un lodolaio Gualerci (Wwf): «Sporgeremo denuncia, occorre inasprire i controlli»

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PIOMBINO. Bracconieri sul Promontorio: stavolta, uccisi illegalmente, rapaci super protetti. «Dopo i gravi fatti di metà ottobre, due ibis eremita presi a fucilate ed uccisi ed uno ferito grave - ricorda Stefano Gualerci, presidente Comitato Wwf Val di Cornia - siamo a denunciare altri gravi episodi. Nell'ultimo weekend recuperati uno sparviere ed uno smeriglio (deceduti) e un lodolaio, vittime di atti di bracconaggio».

Mentre a San Vincenzo polizia provinciale e forestale svolgevano le indagini che avrebbero portato a individuare il cacciatore di Camaiore colpevole di aver centrato gli ibis eremita (finito poi persino a “Striscia la notizia”), arrivò al giornale la denucia di un campigliese. Dopo aver trovato morto un gheppio nel suo giardino, contestava «l’increscioso aumento di gente che spara a tutto». Tanti sono i rapaci presi a fucilate, che affollano il Centro di recupero uccelli marini e acquatici (Cruma) Lipu di Livorno.

«Dall'apertura della stagione in Toscana – dice Gualerci – tali sciagurati atti si sono moltiplicati, a riprova di come sia ancora presente un approccio arcaico a questa attività ed alla fauna selvatica, considerata esclusiva proprietà dei cacciatori, con diritto di sparare a tutto. Non abbiamo visto, però, incrementarsi parallelamente prese di posizione, e men che meno interventi diretti, da parte delle associazioni venatorie e del mondo della caccia. Si continua a non vedere, a non sentire e a non denunciare».

«Chi veramente ama la natura – sottolinea – oltre a non compiere certe azioni, deve sentirsi in dovere di isolare l'amico che senza il benché minimo ritegno agisce contro ogni regola. La nostra provincia – spiega – ha subito in quindici giorni un consistente calo d’immagine; la notizia sugli ibis ha avuto un eco a livello mondiale. Soprattutto la Val di Cornia non ne esce bene. La reazione degli investigatori, nel caso degli ibis, è stata immediata, e, grazie alle accurate indagini in brevissimo tempo è stato individuato un colpevole. Ma per gli altri atti di bracconaggio non vediamo altrettanto impegno, come se per ottenerlo fosse necessaria per forza una "ribalta mediatica"».

Si fa appello alle autorità «affinché inaspriscano i controlli, e al senso civico dei cittadini per cercare di stigmatizzare e denunciare questi comportamenti incomprensibili».

Il Comitato Wwf Val di Cornia farà denuncia formale contro ignoti «per i recenti abbattimenti di specie particolarmente protette».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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