Il Tirreno

Resta l’incubo alluvione, fossi osservati speciali

di Luca Centini
Resta l’incubo alluvione, fossi osservati speciali

Segnini: «Ok gli interventi chiave, ma i corsi d’acqua non sono causa del disastro» Agli Alzi, Bovalico e a Cavoli la messa in sicurezza è ancora in alto mare

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MARINA DI CAMPO. Sono bastati i primi temporali autunnali. Il ricordo dell’alluvione dello scorso novembre è ancora vivo. Così tante persone, a Marina di Campo, hanno di nuovo voltato lo sguardo verso i fossi che attraversano il territorio. Non riuscirono a contenere l’ondata di fango che, in due tronconi, si riversò su Cavoli e sulla piana di Campo. A distanza di poco meno di un anno quegli stessi fossi tornano ad essere gli osservati speciali, nonostante gli interventi attuati in seguito all’alluvione e quelli, al contrario, che ancora devono partire a causa dei tempi cadenzati della burocrazia. «Gli interventi sono stati compiuti almeno sulle priorità», cerca di rassicurare il sindaco Vanno Segnini, sebbene la percezione dei cittadini comuni, ancora provati da quanto accaduto lo scorso anno, sia ben diversa.

Dove è nato l’alluvione. «La verità è che lo stato dei fossi non ha influito minimamente su quanto accaduto lo scorso novembre – vuole spiegare il sindaco – la quantità di acqua che si è accumulata a circa 300 metri di altezza in pochissimo tempo è stata impressionante e si è scaricata sul territorio, finendo per travolgere tutto quanto». Ed è proprio tornando nella parte a monte del fosso delle Formiche a Cavoli col responsabile della protezione civile Elba occidentale Gian Mario Gentini, nella parte di collina da dove si è originato l’evento, che si percepisce lo stato di un territorio dissestato. I resti di un ponte di cemento distrutto e alcuni blocchi di granito sono adagiati sul letto del fosso, assieme a delle enormi lastre di pietra che scendono fino a valle. Lastre che, nel caso di un accumulo d’acqua, non danno certo l’impressione di poter rallentare alcunché. Qua, è evidente, non vi è stato alcun intervento di messa in sicurezza.

Ricostruzione in corso. La Regione ha stanziato 5 milioni di euro per la sistemazione del reticolo idraulico del territorio: 1,5 milioni riguardano Marciana, 3,5 sono stati destinati a Campo. Di questi circa 1,5 milioni, ricorda Segnini, serviranno per la realizzazione di una vasca di contenimento nella parte a monte del fosso degli Alzi. Servirà, in caso di piena, per raccogliere l’acqua, garantendo alla popolazione un lasso di tempo di circa 20 minuti per lasciare le abitazioni. Ma i lavori inizieranno solo a novembre, mentre tra marzo e aprile si conta nella conclusione degli altri interventi finanziati dalla Regione. Il fosso degli Alzi è stato interessato dal rifacimento degli argini a monte e nella parte della foce. Nel frattempo al consorzio di bonifica spetta la manutenzione ordinaria, alla Provincia quella straordinaria. «I tre fossi del paese sono stati trattati, liberati da detriti e terra accumulata, forse si poteva fare di più ma la situazione è migliore rispetto a come era prima dell’alluvione – sostiene il sindaco – il caso più preoccupante è quello del fosso di Bovalico, anche se sappiamo che la parte a mare sarà oggetto di un intervento di Provincia e consorzio la prossima settimana. E comunque un anno fa la situazione del fosso era peggiore». L’amministrazione, insomma, ci tiene a tranquillizzare la popolazione, precisando che se la ricostruzione e la messa in sicurezza non sono ancora completate è perché lo sblocco dei fondi e la nomina del commissario sono arrivati ben dopo, ad esempio, di quanto è accaduto per Aulla.

Lo sguardo ai fossi. La percezione degli interventi effettuati sui fossi è tuttavia ben diversa, a sentire le tante segnalazioni ricevute dai cittadini di Campo. E, andando a toccare con mano lo stato dei principali corsi d’acqua del paese si capisce che c’è ancora tanto da fare. Se abbiamo già detto del dissesto nella parte a monte del fosso delle Formiche, siamo andati a fare un giro anche agli Alzi. Nei mesi successivi all’alluvione la Provincia è intervenuta per rifare gli argini sia nella parte a monte che alla foce ma, percorrendo per la sua lunghezza il corso d’acqua ci rende conto rapidamente che la situazione non è ottimale, dal momento che vegetazione incolta, detriti e canne sembrano ostruire il passaggio in più punti, quasi fino a confondere il percorso.

Discorso diverso per il Bovalico. Un tratto di 200 metri è stato pulito, ma basta voltare lo sguardo poco più a monte o più verso il mare, per vedere il letto soffocato da vegetazione e detriti. Alla foce, poco prima del mare, un cartello emerge dall’acqua: «Qui si è dichiarata competente la Provincia”. È stato il titolare del Beach Bar, Leonardo Conti, a metterlo, infuriato per il mancato intervento di mesa in sicurezza degli argini. «Sono stato un estate con una pozza di acqua putrida e con gli argini del fosso in questo stato – attacca – nessuno ha fatto niente e probabilmente passerò l’inverno così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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