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C’è Martina che con la laurea e senza lavoro lotta per l’Italia

VENTURINA. Maglietta rossa, capelli raccolti in una coda, sorriso aperto, e un cartello, appeso alla zaino sulle spalle, impossibile da non vedere. «Uniti per il lavoro», recita il foglio sulla...

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VENTURINA. Maglietta rossa, capelli raccolti in una coda, sorriso aperto, e un cartello, appeso alla zaino sulle spalle, impossibile da non vedere. «Uniti per il lavoro», recita il foglio sulla schiena di Martina Boscaglia, 25 anni, laureata in economia all’università di Pisa, ora «infelicemente disoccupata», come si definisce lei stessa. Alla manifestazione Martina è col babbo, Tiziano. È lui che lavora in fabbrica, e vive la crisi.

«È giusto essere qui, e dovremo essere di più – dice Martina – Il pericolo è che possa crollare da un momento all’altro non solo l’industria, ma tutta Piombino e la Val di Cornia. Qualcuno si deve accorgere di noi. Non esiste solo l’Ilva di Taranto. Ce ne sono altre di Ilva». Cartello sulle spalle, macchina fotografica in mano per immortale il babbo e i colleghi, e una bandiera dell’Italia stretta in vita. «Questa bandiera per me è importante – spiega – Sono attaccata al mio Paese. La ribellione non è contro l’Italia, ma per l’Italia. Una lotta nella quale a essere uniti non dovrebbero essere solo gli stabilimenti piombinesi, ma tutta la città e, per estensione, tutta la nazione». (f.l.)

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