Il Tirreno

«Uniti per salvare la siderurgia»

 «Uniti per salvare la siderurgia»

Sel chiede che la Lucchini presenti un piano e il governo apra un tavolo

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PIOMBINO. Sel concorda con chi rivendica l'unità di tutte le forze sindacali, istituzionali, politiche e sociali a salvaguardia, sostegno e rilancio dell’industria. «La chiusura dell'area siderurgica, Lucchini e Magona – significherebbe far precipitare l'economia complessiva di questo territorio in una situazione drammatica, dalle conseguenze economiche, occupazionali e sociali inimmaginabili».

Improcrastinabile, secondo Sel, che il nuovo Cda Lucchini, to di pochi giorni fa dica chiaramente cosa propone sul riassetto produttivo dello stabilimento. «Non ci interessa – afferma il partito di Vendola – discutere di responsabilità o ritardi, anche sulle politiche territoriali, ma lavorare per una risposta unitaria, credibile e concreta, che concorda con la richiesta urgente di apertura, da parte del governo, di un tavolo sulla siderurgia».

Le preoccupazioni di Sel sono rivolte al 2014, anno di esaurimento produttivo dell'altoforno, e chiede «interventi urgenti, non congiunturali, ma strutturali, sia sul piano degli investimenti, sia su quello finanziario. Interventi legati non solo alla qualità e quantità della produzione di acciaio, ma all'insieme del sistema di bonifiche, infrastrutture e costi dell'energia che rappresentano la risposta decisiva per l'intero polo industriale e quindi anche per la delicata situazione in cui opera la Magona».

«Le scelte, che auspichiamo unitarie, sul futuro di Lucchini e Magona conclude Sel – stanno già ora delineando l'urgenza di ammortizzatori sociali che non possono essere di pura e semplice assistenza, ma strutturali e che sappiano porre le premesse per una economia produttiva».

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