Il Tirreno

La compagnia delle Ombre, tra storia e fantasia

La compagnia delle Ombre, tra storia e fantasia

SAN VINCENZO. Vestiti di nero avanzano nei boschi e sulle alture, coperti fino alla testa. Non indossano armature, per muoversi in silenzio e non destare sospetto. Non hanno simboli né signori da...

3 MINUTI DI LETTURA





SAN VINCENZO. Vestiti di nero avanzano nei boschi e sulle alture, coperti fino alla testa. Non indossano armature, per muoversi in silenzio e non destare sospetto. Non hanno simboli né signori da servire. Dal Monte Coronato sono partiti per la Crociata in Terra Santa, e al loro ritorno hanno trovato il loro rifugio, ossia il Castello di Biserno, completamente distrutto. Colmi di rabbia, si sono uniti per contrastare la tirannia dei potentati, e come nove Robin Hood difendono emarginati, poveri e umiliati. Il loro nuovo rifugio è sul Monte Romitorio. E’ questa la storia, fra realtà e fantasia, delle “Ombre di Monte Coronato”, compagnia di nove ragazzi tra i 21 e i 36 anni d’età – sette di San Vincenzo, uno di Suvereto e uno di Venturina – che rievocano, da sette mesi, note battaglie della zona. Ogni loro performance coniuga storia e tecniche di scherma medievale, realtà e fantasia, teatro e acrobazia. Hanno tutti un nome di battaglia. «Scrivete pure anche i nostri nomi reali – ci dicono – ma non ci fotografate senza i nostri costumi. Siamo Ombre». Sono Diego Demi (il Folle), Federico Cini (il Volpe), Tiziano Stacchini (il Roccia), Federico Sottile (il Cicciaio), l’italo-svedese Eric Wiberg (il Cane nero), Ilic Panicucci (l’Ombroso), David Campigli (il Gallo), Simone Parimbelli (l’Arrogante) e Alessandro Parello (lo Spettro). E’ Parello ad aver spinto gli altri otto a formare la compagnia. E’ lui, con esperienze in altri gruppi di scherma medievale, ad aver insegnato le antiche tecniche ai compagni. Tecniche che, ogni volta, fanno sussultare gli spettatori: nessuna protezione, colpi forti e diretti alla sagoma, provati decine di volte in allenamento. Se si sbaglia, le conseguenze potrebbero essere serie. Si allenano varie ore alla settimana, dopo lo studio e il lavoro, e sono tra le compagnie di scherma medievale più numerose della Toscana. In agosto a San Vincenzo, davanti a circa 1.500 persone, sotto la Torre medievale, hanno rievocato la battaglia tra Fiorentini e Pisani. Un successo. Le ombre, dicevamo. «Veniamo da lontano – dicono – come corpi sconosciuti, dalle macerie di una storia che a San Vincenzo è stata sotterrata dal cemento. Ma la storia medievale e antica, qui, c’è ed ha profonde radici. Vorremmo destare curiosità nella gente, affinché la nostra storia possa essere riesumata, studiata e conosciuta come patrimonio imprescindibile e comune». E ringraziano per il supporto dato dal sindaco Michele Biagi. Le loro tecniche di battaglia si basano su un manoscritto del 1200, il “Flos duellatorum” di Fiore de’ Liberi, una sorta di Bibbia dell’arte della scherma medievale. I nove conoscono a menadito la storia locale, e la raccontano con passione e trasporto. Le loro bellissime spade sono state forgiate da un noto armatore ceco, Pavel Marek, ed i mirabili costumi sono opera delle sarte del Carnevale locale, che li hanno elaborati sulla base di disegni preparati dai nove ragazzi. Adesso sono ambìti in ogni festa medievale, e si sono esibiti, oltre che a San Vincenzo, anche a Suvereto, Roccatederighi e altri luoghi. Durante le loro rievocazioni parlano in rima e in italiano moderno, spesso improvvisando, e si chiamano attraverso il suono di lunghissimi corni.(p.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani