Il “no” alla centrale ora arriva dalle aziende
Subito 50 firme al documento-appello da inviare alla Provincia e al Comune «Un danno per l’ economia, con rischi per paesaggio, agricoltura e turismo»
SUVERETO. Un nuovo deciso appello per il “no” alla centrale a biomasse progettata alla Metocca di Suvereto viene dal mondo produttivo locale con una sottoscrizione allargata alla Val di Cornia. È rivolta al presidente della provincia Kutufà, al sindaco di Suvereto Pioli e agli assessori e consiglieri dei loro rispettivi organismi: in poche ore già 50 le adesioni delle aziende.
«Al di là dell’improbabile o discutibile fattibilità tecnica - affermano - è palese l’incongruenza tra progetto e vocazione turistica, enogastronomica, commerciale, agricola, artigianale, paesaggistica, storico sociale della quale vive e si pregia una terra d’eccellenza come la nostra».
Questo è il motivo conduttore di un po’ tutti gli interventi critici che si sono susseguiti sull’argomento. «Suvereto è oggi quello che, dagli anni Novanta, hanno creato coloro che in questo territorio hanno creduto ed hanno investito. In poco tempo lo stesso paesaggio rurale è cambiato e rifiorito e territori prima incolti sono adesso fiori all'occhiello e immagine nel mondo. Per fare rinascere questo territorio sono stati impiegati ingenti capitali producendo ricchezza, garantendo un indotto e posti di lavoro locali e non. Tale sistema favorisce turismo e agricoltura, veicolo di marketing territoriale, con investimenti continui e posti di lavoro neppure paragonabili a quelli indicati nel progetto di centrale a biomasse».
Poi si osserva: «La filosofia di sviluppo seguita dalle varie amministrazioni, dalle associazioni, dagli imprenditori e dalla cittadinanza ha sempre affermato con fierezza un concetto di integrità, autenticità e tradizione che ha fatto inserire il paese tra i “Borghi più belli d’Italia”, con la Bandiera arancione del Touring Club e il titolo di Città Slow, Città del vino e Città dell’olio».
Poi vengono esaminate le conseguenze a cominciare dal turismo con lo snaturamento dell’immagine di borgo rurale vicino al mare, l’aumento del traffico e della rumorosità, l’improbabile sviluppo di attività termali, la ridotta qualità dell’aria.
«Segmenti di mercato – si afferma nel documento - come l’enogastronomico, il trekking, il ciclismo, l’agriturismo e possibilmente in futuro il termale sarebbero compromessi. Per l’agricoltura ci sarebbero gravi problematiche di approvvigionamento idrico, con impatto negativo su vigneti e cantine dei vini di pregio (Docg), la scarsa compatibilità tra i prodotti da combustione e tutte le altre colture agricole tipiche della Val di Cornia (olio, carciofo, spinacio). La necessità di introdurre produzioni intensive di prodotti idroesigenti inficerebbe definitivamente l’equilibrio idrico della Val di Cornia».
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