Il Tirreno

Acqua, è crisi nera ma la Val di Cornia regge l’emergenza

di Francesca Lenzi
Acqua, è crisi nera ma la Val di Cornia regge l’emergenza

L’agricoltura teme l’arrivo di un autunno poco piovoso Servono metodi di irrigazione più virtuosi e nuovi invasi

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VENTURINA. La soglia della falda acquifera della Val di Cornia viaggia sui 9,5 metri sotto il livello del mare. Le piogge continuano a essere un miraggio e il valore dell’acqua che circola nel sottosuolo del nostro territorio continua a ridursi nell’ordine di un metro ogni venti giorni.

Con la crisi idrica dell’isola d’Elba e le costanti difficoltà delle aree sulle colline metallifere, il grado di preoccupazione sembra tuttavia camminare sugli stessi toni dei giorni scorsi. Asa infatti conferma la natura al momento di non emergenza, rinviando i timori più forti in prospettiva: «Il discorso, rispetto agli ultimi giorni, non è sostanzialmente cambiato – spiega Michele Caturegli, direttore di Asa – Certo che se dovesse continuare a non piovere la situazione si farebbe grave, ma le precipitazioni dovrebbero arrivare entro le prime due settimane di settembre. Non dimentichiamoci poi che quando si parla di abbassamento della falda il riferimento alle acque potabili è solo del 4 o 5%; a incidere in modo determinante sono altri usi».

Il richiamo va all’agricoltura, come conferma il cenno alla nuova ordinanza emessa dal Comune di Campiglia che considera anche il divieto (dalle 8 alle 20) di irrigazione a pioggia nei terreni agricoli: «Dobbiamo guardare soprattutto all’uso massivo dell’acqua – dice Caturegli – In questo senso il provvedimento di Campiglia è sicuramente positivo».

Sarebbe senza dubbio interessante capire in concreto quali siano i consumi effettivi in campo agricolo, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Giancarlo Vallesi, commissario straordinario del Consorzio di bonifica Alta Maremma, intervenuto sui reali costi nel settore: «In pratica le aziende che utilizzano la Fossa Calda pagano con esattezza quanto consumano – chiarisce Vallesi – mentre tutti gli altri che attingono dalle falde della Val di Cornia pagano solo un canone».

Comunque la crisi idrica, se a livello di consumo privato non preoccupa ancora eccessivamente, per produttori e coltivatori è forte e penalizza i raccolti, minacciando le colture. «Tra la siccità, le alte temperature e un contesto climatico generale di difficoltà, si soffre dappertutto – afferma Marino Geri della Cia – Sia con i prodotti estivi che con quelli a venire, come gli olivi e le vigne. Le ripercussioni peggiori, non solo nell’ambito agricolo, potrebbero arrivare in caso di un autunno poco piovoso. Intanto le associazioni agricole toscane hanno richiesto l’attivazione dello stato di calamità».

Si cerca di resistere nell’agricoltura locale, nonostante le prime conseguenze della siccità abbiano iniziato a farsi vedere: in alcune aziende (poche sembrerebbe) si è preferito non raccogliere nemmeno i prodotti che difficilmente avrebbero trovato mercato.

Della crisi idrica e dei possibili strumenti per arginarla si è parlato anche nell’incontro, di lunedì scorso a Piombino, tra Asa, Consorzio, Comuni della Val di Cornia e altri soggetti coinvolti. «La situazione emersa è complicata, anche se rispetto ad altre aree toscane dove ci sono già razionamenti, la Val di Cornia regge sul potabile e, con sofferenza, per ora anche nell’agricolo – spiega il sindaco di Suvereto Giampaolo Pioli – Su quest’ultimo aspetto l’obiettivo è la ricerca di metodi di irrigazione più virtuosi, in un clima di forte preoccupazione per l’anno prossimo. L’incontro è stato una sorta di riunione di prospettiva, alla ricerca dei mezzi per far fronte al problema».

Le proposte richiamano idee già saltate fuori da più parti: «Puntare sugli invasi pubblici e aiutare le aziende, con aiuti economici e facilitando l’iter burocratico, a costruire vasi di raccolta – riprende Pioli – In tal senso voglio ricordare l’invaso della Gera che ha svolto proprio in questo periodo un ruolo fondamentale, permettendo non solo l’accesso diretto, ma anche, con interventi specifici, sostegno alle aziende più lontane, salvando letteralmente colture e raccolti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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