Il Tirreno

Raffica di chiusure fra i negozi più chic

di Francesca Lenzi
Raffica di chiusure fra i negozi più chic

Tra le attività che hanno abbassato definitivamente la saracinesca c’è anche Alegria, aveva aperto nel 1997

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Tra annunci di liquidazione e fondi lasciati vuoti, fra trasferimenti e saracinesche abbassate, la crisi ha il volto anche dei tanti negozi che ogni giorno chiudono i battenti, inghiottiti da una recessione globale che a Piombino si rafforza nella difficile realtà che sta vivendo la siderurgia.

Nel complicato e rischioso universo del commercio sono tante le attività che pagano il disagio economico; quando però a chiudere sono i negozi “storici” della città l’impressione che la crisi sia davvero profonda e legata a doppio filo alle sorti dell’industria è sin troppo evidente. Tra gli esercizi che chiudono, dopo tanti anni di attività, Alegria in corso Italia, e nella stessa via il negozio di tappeti Veramin (che si trasferisce a Firenze). Ancora, le boutique Meledri di via Cellini (che parla tuttavia di scelta di vita, estranea a difficoltà economiche) e Daniel, via Lombroso, che ha messo in liquidazione tutta la merce sino a fine settembre. La maggior parte non vuole commentare, o comunque non se la sente di affrontare l’argomento, quando ancora la situazione non appare definitiva. Disponibile, al contrario, a raccontare la propria esperienza è Alessia Foroni, titolare con la socia Carmen Aiezza, del negozio Alegria, chiuso a fine luglio. «Eravamo due ragazze quando abbiamo aperto», spiega Foroni, ancora oggi giovane donna, mamma di due bambini. Nel 1997, insieme alla collega, anche lei con due figlie, prendono il posto della vecchia profumeria Florelli. «Abbiamo iniziato come pelletteria, allargando poi all’abbigliamento e agli accessori – dice Alessia Foroni – Pensavamo di aver cominciato il lavoro di tutta una vita». Quasi inafferrabile, eppure percepibile un accento di sconforto nelle sue parole, oggi che quella speranza di entusiasmo ha picchiato duro contro una crisi che non lascia scampo.

«I primi problemi sono iniziati quattro o cinque anni fa – racconta la commerciante – Lentamente è poi peggiorata, fino all’ultimo periodo dove la difficoltà è diventata grande. Una crisi tangibile, che si tocca con mano, e tutti i negozi ne soffrono, tanti anche belli e importanti. Piombino sta come morendo sotto questo aspetto».

È ormai forte la convinzione di un polo siderurgico strettamente allacciato al resto della cittadinanza. Ne è un esempio la larga partecipazione agli ultimi cortei da parte delle attività commerciali. «Piombino è legata alla siderurgia – dice Foroni – Il turismo è solo la piccola parte di una città che ancora dipende profondamente dalla fabbrica, per una crisi che tocca tutti». Quindici anni di Alegria e infine la scelta di chiudere. «La decisione è arrivata alla fine del 2011, quando ci siamo rese conto di non poter andare avanti, di non avere più assicurato il nostro futuro – spiega la negoziante – Le difficoltà erano grosse, ed eravamo in due; due stipendi, due famiglie. Abbiamo scelto il male minore. D’altra parte oggi è precarietà per tutti, con il lavoro che sembra un privilegio invece di un diritto. Per ora pensiamo ai nostri figli, poi vedremo di trovare qualcos’altro».

Andare avanti. Questo l’obiettivo di Alessia e Carmen: «Purtroppo in Italia il nostro settore non trova quell’aiuto di cui avrebbe bisogno, né dalle associazioni di categoria, né dalle banche – riprende Foroni – C’è grande dispiacere nel lasciare un lavoro e un ambiente nel quale siamo cresciute, e dove sono nate anche forti amicizie che vanno al di là del rapporto professionale». Un attimo di silenzio, il tempo di respirare a fondo, e lasciare a poche, brevi, parole, il senso di tutto il racconto: «È una bella fetta di vita che se ne va».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani