Il Tirreno

«Domani si riparte» Scordo non si abbatte e riapre l’attività

di Ludovica Monarca

Il direttore dell’azienda distrutta dalle fiamme annuncia: «Ricominceremo dalle ceneri, lo devo ai miei dipendenti»

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PIOMBINO. «Da domani riparto, non ho intenzione di lasciarmi abbattere». Remo Scordo, proprietario dell’azienda Edilcentro andata totalmente distrutta dall’incendio che sabato ha sconvolto Piombino, lo afferma con forza e chiarezza che la sua attività non si ferma.

Parla proprio davanti a ciò che è rimasto della sua azienda, uno scheletro nero, fumante. «Sono davanti al “mio morto”, non lo lascio da solo», dice appena risponde al telefono. Sono passate meno di ventiquattr’ore dallo scoppio dell’incendio eppure Scordo ha già le idee chiare su quello che succederà nei prossimi giorni. «Non posso permettermi di fermarmi – afferma– devo sbrigare tutta la burocrazia del caso, ma soprattutto devo rimettere in piedi quello che per me è stato il lavoro di una vita. Domani comprerò un computer e ripartiremo da un prefabbricato. Piano, piano ricominceremo tutto».

L’Edilcentro è aperta dal 1993, venti anni di attività, e conta 10 dipendenti. Sono loro la priorità di Scordo, loro a cui non ha smesso di pensare un attimo mentre le fiamme distruggevano anni di duro lavoro. «Non ho intenzione di fermarmi, ho dieci persone a cui pensare, dieci famiglie. Devono sapere che non li lascerò da soli». La voce si incrina, ma solo per un attimo. Scordo non vuole lasciare spazio alla debolezza e al dolore, sta lanciando un messaggio preciso di convinzione e forza, e ci si aggrappa. Nonostante le difficoltà, nonostante i dubbi.

«Mi chiedo come sia possibile che un incendio partito a un chilometro di distanza dalla mia azienda non sia stato fermato prima – si sfoga – Perchè i tre elicotteri che sono intervenuti non hanno buttato nemmeno una goccia d’acqua su un edificio da un milione di euro? Per carità, gli alberi sono importanti, ma non lo sono forse di più le vite delle famiglie che dipendono da questa azienda?». Non vuole fare polemica Scordo, ma solo trovare delle risposte. La causa dell’incendio partito da Terre Rosse non è ancora certa e questo rende tutto ancora più difficile da accettare.

«È difficile comprendere come quello che ho costruito in una vita sia sparito in un attimo – afferma –Mi hanno detto che il materiale contenuto all’interno dell’edificio ha reso le fiamme come una bomba. Per fortuna sono assicurato su tutto. Voglio ringraziare i vigili del fuoco che sono interventui in difesa della mia azienda. Sono degli eroi».

Scordo ha ricevuto fin dai primi momenti la solidarietà della città. «Mi hanno chiamato in molti – spiega – anche il sindaco Anselmi, che incontrerò domani, e il consigliere regionale Tortolini. Li ringrazio, ho tante cose a cui pensare e non posso fermarmi».

Ciò che preoccupa molto Scordo è anche l’imminente fine del mese, con i pagamenti, le riscossioni e le fatture da fare. «Nell’incendio ho perso tutti i dati – spiega – Non so a chi rivolgermi, è il caos. Come farà a trovarmi chi mi deve pagare?».

Le domande, i dubbi, il dolore. La mente di Scordo non può fermarsi un attimo, ma nonostante tutto, riesce a rimanere lucida. «È una tragedia – afferma – ma non mi lascerò piegare. Lo devo a me stesso e ai miei dipendenti. Domani si riparte. Comprerò il primo computer che trovo, lavoreremo da un prefabbricato, ma non voglio assolutamente lasciarmi abbattere, fermare quello che è stato il mio lavoro, e quello dei miei dipendenti, per anni. Sarà difficile, complicato, ma ci metteremo tutte le nostre energie e il nostro impegno».

Come una fenice, Scordo annuncia una rinascita, con la forza della speranza, dell’impegno e della determinazione. E lo ripete un’ultima volta, davanti “al suo morto”: «Domani si riparte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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