Il Tirreno

Gli archeologi tornano a scavare la “mansio”

di Katia Ghilli
Gli archeologi tornano a scavare la “mansio”

Sta per riprendere la campagna di studio sull’insediamento di Riotorto Questa antica fattoria è stata anche ricostruita al computer con immagini 3D

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RIOTORTO. Gli studenti dell’Università di Siena torneranno a scavare alla mansio di Vignale già alla fine di questa estate. La nuova campagna d’indagine durerà circa un mese, da metà settembre alla prima metà di ottobre. L’obiettivo è ricostruire tutte le fasi storiche di questo sito che si trova a pochi metri dall’Aurelia, sulla strada che conduce da Piombino a Follonica, vicino al quartier generale di Unicoop Tirreno.

Sotto la guida del professor Enrico Zanini, il gruppo di giovani archeologi, in via di definizione in queste settimane, proverà a definire tutti i dettagli della vita della villa romana e della sua fattoria, intorno alla quale venne costruito un villaggio tardoantico. La ricostruzione di questo puzzle non sarà semplice. Per tutto l’anno accademico i ragazzi hanno studiato e catalogato i reperti raccolti nelle campagne di scavo precedenti, in particolare si sono concentrati sulle ossa di uomini ed animali, soprattutto da cortile, come galli, galline e qualche maiale allevato in questa zona. C’è anche chi ha ricostruito le fasi di vita dei reperti ceramici, chi ha coniugato la ricerca storica con l’informatica. E proprio da qui è arrivato un risultato apprezzabile per i giovani Indiana Jones di Siena. Nei giorni scorsi hanno presentato ad “ArcheoFoss”, il settimo workshop organizzato a Roma dalla Soprindentenza capitolina, il loro lavoro dal titolo “Ricostruzioni, 3D e narratività: strategie diversificate per la comunicazione dell’archeologia”.

In pratica, dopo anni di ricerche a Vignale, gli studentidell’Università di Siena hanno registrato un video “Morte a Vignale”, recitato da alcuni di loro, che rappresenta una parte della storia di questa mansio. Un modo nuovo per divulgare la ricerca scientifica, forse l’unico per raggiungere in maniera immediata il pubblico giovanile, ai tempi di Facebook, Twitter e YouTube. Questa esperienza ha riscontrato molto interesse da parte degli altri ragazzi presenti al workshop, mostrando come la divulgazione scientifica oggi deve seguire passo passo la tecnologia, nel dettaglio attraverso l’utilizzo di programmi open source.

Lo scavo 2012 sarà reso possibile grazie ai fondi dell'Università di Siena e alla collaborazione del territorio, tra cui quella dell'amministrazione comunale (circoscrizione di Riotorto) e di un gruppo di privati che da anni sostengono l'iniziativa con aiuti di tipo pratico, offrendo ai giovani archeologi vitto e alloggio. Una sinergia pubblico-privato per valorizzare la storia del territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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