Il Tirreno

Lavoro nero al concerto «Colpevoli d’ingenuità»

Lavoro nero al concerto «Colpevoli d’ingenuità»

Il responsabile del Festival estivo ha fatto ricorso a due facchini irregolari ma si giustifica: «L’ho fatto per salvare lo spettacolo che rischiava di saltare»

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PIOMBINO. Una vicenda che ha lasciato a molti l’amaro in bocca quella che è accaduta lunedì, durante la preparazione del palco sul quale poco dopo si sarebbe esibito Antonello Venditti. L’ispettorato del lavoro ed i carabinieri hanno scoperto due stranieri, uno dei quali addirittura senza permesso di soggiorno, che stavano lavorando al nero allo scarico e al montaggio delle attrezzature.

Dispiaciuto l’assessore al turismo Luca Pallini, preoccupato del danno d’immagine. Amareggiati i responsabili del Festival estivo, a cui il Comune ha affidato il compito dell’organizzazione delle serate con Ale e Franz e con Venditti.

Sui fatti non ci sono dubbi. Più complessa la ricerca delle responsabilità, ma al fondo di tutto sembra esserci un’incredibile, anche se inammissibile, leggerezza.«Il Comune – spiega Pallini – ha affidato all’associazione anche la gestione dei due spettacoli, riconoscendogli un contributo di 47mila euro, considerato il risparmio che per tutti poteva venire da utilizzate il palco già montato per il Festival estivo».

Il palco era dunque già stato montato dalla ditta di Mirco Davini di Cecina e regolarmente collaudato per il Festival e rivisto dai vigili del fuoco prima dello spettacolo di Venditti. Nessuna irregolarità è stata dunque riscontrata nel suo allestimento. I problemi, come conferma lo stesso presidente del Festival Luca Crescenzo, sono sopraggiunti nella seconda fase, quando lunedì mattina si trattava di scaricare i quattro Tir dell’organizzazione di Venditti e montare scene ed attrezzature. «La cooperativa di facchinaggio – anche questa di Cecina – che doveva farlo – spiega Crescenzo – ha inviato 12 facchini anziché i 14 richiesti. A quel punto gli autisti minacciavano di tornare indietro. Lo spettacolo sarebbe saltato e avremmo dovuto pagare una penale di 50mila euro».

È a quel punto che il responsabile del Festival ha fatto ricorso ai due stranieri per aiutare gli altri facchini. Crescenzo non nasconde le sue responsabilità. «Pago questa ingenuità, ma l’ho fatto in buona fede, per salvare il concerto ed evitare che la penale ricadessi sull’associazione ed sul Comune . Lavoro tutto l’anno per fare qualcosa di buono per la città, dedicando molto del mio tempo libero. Non ci sto ad essere indicato come il solo moralmente responsabile di quanto è accaduto».(g.p.)

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