«Carichi di lavoro inaccettabili»
Settecento medici dell’Asl 6 contro il metodo con cui viene gestito il percorso della riorganizzazione dei reparti
LIVORNO.
Medici sul piede di guerra contro la riorganizzazione messa in piedi dall'Asl 6. I professionisti chiedono all'azienda sanitaria una virata nei modi di gestire il percorso.
«Non contestiamo il modello per intensità di cure, - spiega Vito Giudice, Anaaao Assomed - a cui l'azienda sanitaria sta adattando strutture e servizi ai cittadini, ma i metodi per ottenere questa ristrutturazione».
Nei giorni scorsi l’incontro fra tutti rappresentanti di tutte le sigle sindacali dei dirigenti medici dell'Asl 6 (Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Cgil, Fassid, Fesmed e Fials-Nuova Ascoti), che «hanno rilevato - fa sapere Giudice, a nome di tutti i sindacati - un rapporto assolutamente insoddisfacente nelle relazioni sindacali con l'azienda, vista l'entità degli argomenti a tutt'oggi irrisolti».
Tanti i nodi da risolvere secondo i dirigenti medici dell'Asl 6 (circa 700 professionisti). Primo fra tutti l'aumento dei carichi di lavoro in relazione alla riduzione degli organici del personale medico e infermieristico. «Negli ultimi tempi - dice Giudice - sono andati in pensione circa 40 medici e non sono stati sostituiti. Evidente che ci siano problemi per i carichi di lavoro e per i turni di guardia, che tra l'altro, con gli accorpamenti delle Unità operative, i professionisti si trovano a fare anche in reparti completamente diversi dal proprio».
Per non parlare di quella che i medici definiscono la "mobilità coatta" all'interno di tutta l'Area Vasta. «La riorganizzazione - spiega Giudice - prevede di individuare, in tutta l'Area Vasta, gli ospedali in cui si fanno determinate tippologie di interventi chirurgici. Ossia non tutte le operazioni dovrebbero essere fatte in tutti i presidi ospedalieri. Così facendo esperti di un certo settore verrannoo spostati, in modo coatto appunto, in ospedali che non sono i loro per fare specifiche operazioni. Così salta la centralità del rapporto medico-paziente e avanza una organizzazione dei servizi sanitari dove ciò che conta è solo l'esecuzione fredda dell'atto medico, in tempi contingentati».
Importanti problemi da affrontare (e risolvere), secondo i dirigenti medici che operano nell'Asl 6, anche sul fronte dei diritti del personale dipendente. «Essendoci poco personale - taglia corto Giudice - vengono fatte molte ore eccedenti che però spesso non vengono pagate né si fanno recuperare nei 4 mesi successivi. Per non parlare del fatto che l'Asl non ha rispettato i parametri che erano stati concordati per pagare gli incentivi di produzione. In pratica è stato dato il minimo rispetto ai range che si era deciso di adottare».
Quello che i professionisti della sanità proprio non tollerano è che l'Asl 6 si stia attardando a pagare le indennità di esclusività per i medici con 15 anni di attività. «La Regione ha approvato una circolare - dice ancora Giudice - , tra l’altro già attuata da l'Azienda ospedaliera pisana o l'Asl di Firenze, mentre l’Asl 6 si ostina dal 2010 a non pagare questo tipo di indennità. Forse l'azienda attende che i medici diano corso alle azioni legali, il cui esito - che per noi è scontato - darà un danno erariale indiretto?».
Un altro punto di fondamentale importanza da discutere in un tavolo con l'azenda sanitaria, è quello relativo alla riduzione gli orari della libera professione.
«Non c'è stato alcun preavviso ai medici - prosegue Giudice -, ma è stata una decisione unilarerale. In pratica, nel rinnovare il contratto scaduto con l'azienda che gestisce i call center per le prenotazioni pubbliche e in libera professione, l'Asl ha autonomamente deciso di diminuire le ore che il call center può dedicare a prenotare le visite in regime di libera professione. Si è passati da 180 ore l'anno a 166. Così alcuni professionisti sono stati costretti a cambiare i giorni e l'organizzazione delle visite. Questo potrà anche causare un forte incremento di medici che sceglieranno l'attività privata esterna, ossia in altre Asl, ed è ovvio che si tratta di un danno al Sistema sanitario nazionale e per quella parte di cittadini che fino ad oggi ha scelto la professionalità pubblica».
Insomma, visti i molti problemi sul tappeto, i medici chiedono all'Asl 6 un confronto in tempi brevi e si attendono «un cambiamento radicale delle relazioni per quanto riguarda metodo, tempi e contenuti». (a.c.)
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