Il presidio
Un’altra spiaggia recintata, Legambiente s’infuria
Polemiche per la chiusura di un tratto dell’arenile del Bagno, a Marciana Marina L’associazione: «Ennesimo episodio di privatizzazione selvaggia della costa»
MARCIANA MARINA. Un recinto apparso sulla spiaggia del Bagno, proprio dove gli abitanti di Marciana Marina tirano in secco le barche. Paletti in legno fino quasi alla battigia, con una corda a delimitare una porzione di spiaggia e dei cartelli con su scritto “proprietà privata”.
È bastato questo per far scattare la protesta di Legambiente Arcipelago toscano che ha puntato il dito contro quella che, per l’associazione, è «l’ennesima privatizzazione della costa».
«Da giorni – sostiene Legambiente – sulla spiaggia davanti alla ex tonnara, frequentata dagli abitanti di Marciana Marina, è apparsa una recinzione che sembra estendersi sulla spiaggia verso la battigia, anche oltre il limite previsto per consentire la balneazione. E, dato da non trascurare, non sono visibili cartelli autorizzativi né da parte del Comune, né da parte della capitaneria di porto».
Il tratto di spiaggia conteso è di pertinenza dell’edificio dell’ex tonnara, di proprietà di Anna Corradini Porta, ideatrice del premio giornalistico Arcipelago. Ma fino ad oggi, nonostante quel tratto di arenile risultasse - sulla carta - privato, nessun recinto ne aveva mai limitato la fruibilità.
«Forse si vogliono allontanare così i fastidiosi bagnanti marinesi ed ancora di più i vocianti e troppo vivaci bimbi che frequentano la spiaggia – spiegano da Legambiente Arcipelago toscano – e si paventa anche la chiusura del sentiero di accesso alla spiaggia che ci sembra sia stato realizzato così come è oggi negli anni ’80 dalle amministrazioni democristiane».
Legambiente non ci sta e chiede pertanto al sindaco di Marciana Marina e alla capitaneria di porto di Portoferraio «se quanto realizzato ha ricevuto tutti i necessari permessi ed è conforme con gli strumenti urbanistici», per poi chiedere all’amministrazione comunale «cosa intenda fare per garantire l’utilizzo di un bene pubblico da parte dei suoi cittadini e dei turisti, anche utilizzando un esproprio per pubblica utilità della spiaggia privatizzata. Inoltre vogliamo che le istituzioni si adoperino immediatamente per evitare ogni possibile chiusura del sentiero e per garantire i diritti dei bagnanti previsti dalla legge». La presa di posizione dell’associazione ambientalista si aggiunge alle numerose collisioni tra interessi pubblici e privati che si sono verificate in questi mesi, come per la recente chiusura del sentiero per Fonza, a Marina di Campo, o per le edificazioni sospette a Punta Penisola. «Si tratta dell’ennesimo episodio di privatizzazione della costa di Marciana Marina – dice Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana – poco lontano dal Bagno, l’altro sentiero di accesso alla spiaggia dello Schioppo è guarnito da un cartello proprietà privata che allontana i turisti e il sentiero che correva sul demanio marittimo è crollato. Quindi l’intera costa da Remontò a Cote Tonda è praticamente privatizzata. L’amministrazione comunale marinese, nonostante la scarsità di spiagge del comune, invece di valorizzare e pubblicizzare questi gioielli lungo la costa, sembra più attenta ai desideri di chi vuole privatizzare spiagge e sentieri. Il Bagno e lo Schioppo sono dei marinesi, degli elbani e di tutti i turisti che frequentano l’Elba, sono beni comuni da tutelare dalle privatizzazioni e dalle prepotenze di chi crede con io soldi di comprare anche il nostro ambiente e le nostre spiagge».
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