Il Tirreno

Tutti insieme, ma senza festa finale

di Francesca Lenzi
Tutti insieme, ma senza festa finale

Dall’euforia alla delusione: anche a Piombino 90 minuti di pura sofferenza per gli azzurri strapazzati dalla Spagna

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PIOMBINOI. Dall’euforia alla delusione. Si consuma in 90 minuti di pura sofferenza calcistica l’Europeo dell’Italia, sconfitta senza appello dalla Spagna nella finale di Kiev.

Piombino, come ogni angolo dello Stivale, ha vissuto alla propria maniera la partita più importante del torneo.

Tra appuntamenti davanti ai maxischermo allestiti per l’occasione, e ritrovi nelle solite case, insieme alle solite facce (il cambiamento, si sa, non è di buon auspicio nello sport).

Il tutto sull’onda dell’entusiasmo, alla ricerca in extremis di bandiere, magliette, parrucche, trombette e quant’altro.

Una rincorsa giocata all’ultimo momento, forte di un cammino nell’Europeo, quello della Nazionale di Cesare Prandelli, imprevisto e sorprendente. Una, due, tre partite, ed ecco che lo scetticismo iniziale di fronte agli Azzurri, diventa piacevole stupore, virando infine nell’attesa dell’impensabile vittoria.

La gara vive di attimi e sensazioni che percorrono ambiti diversi, offrendo un’immagine liberamente molteplice del microcosmo piombinese.

Si parte dal canale più “freddo”, quello del sociale network, con scambi al vetriolo tra i sostenitori di Buffon e compagni, e in non-tifosi che se proprio non gufano certo non piangerebbero davanti alla sconfitta italica.

Uno scontro di idee e opinioni che esce dallo schermo del computer per arrivare nei bar e nei locali del centro cittadino, dove il disinteressato del pallone accusa il fanatismo calcistico di fronte ai problemi ben più gravi della società, e il ritardatario di tricolore vestito rischia di perdersi l’inno nazionale per comprare al volo le sigarette al tabacchi all’angolo.

A Piombino, nel giorno della finale, c’è anche il mercato degli ambulanti che occupa tutta via Petrarca e piazza della Costituzione.

Qualche venditore prova a cavalcare la febbre del pallone proponendo maglie azzurre, trombette e quant’altro. Alle 20,45 arriva finalmente l’ora della verità sul campo dello stadio di Kiev.

Tantissimi i piombinesi che decidono di godersi il match in modo collettivo, ritrovandosi davanti a uno dei maxischermo installati in città, a partire dal grande monitor sistemato in piazza della Costituzione, per proseguire ai tanti mega video sintonizzati sulla gara fuori da bar e ristoranti, sino al grande schermo fissato sui pali della porta del campo a Ghiaccioni del Rugby Etruria.

Tanti altri preferiscono invece non interrompere il rituale, tornando nella solita casa piena di amici delle scorse partite; bene attenti a mantenere tutti il posto della volta precedente. Bandiere sventolanti, parrucche tricolori e volti dipinti di verde, bianco e rosso.

Facce di bambini, di ragazzi, di adulti e anziani; tutti uniti in un coro di festa e attesa che diventa abbraccio davanti alla musica dell’inno di Mameli. Mano aperta sul cuore, parole urlate al cielo e un’emozione che pare impossibile, ma arriva proprio da quello sport ultimamente sotto accusa per situazioni estranee alla sana competizione.

Dopo i primi minuti è già chiaro che ci sarà da soffrire contro gli spagnoli e infatti al 14’ è Silva a spegnere sui volti piombinesi il sorriso carico di speranza. Da lì in avanti un avvicendarsi di rassegnazione e illusione, sullo sfondo di un brusio amareggiato, tra chi ammette la superiorità delle Furie Rosse e chi dà la colpa al presidente del consiglio Monti, presente allo stadio.

Rimasti per oltre mezzora in dieci gli azzurri appaiono, al pari della gente in piazza, sempre più demotivati, e i minuti scivolano via interminabili, mentre la sconfitta assume il profilo di una sonora batosta, al suono del “Ci hanno fatti tondi”.

Al triplice fischio sono già in diversi i tifosi che hanno abbandonato la postazione, approfittando degli ultimi momenti del mercato, o passeggiando nel centro storico.

La festa sognata non c’è stata, la delusione colora i volti dei supporter che vorrebbero dividere con Balotelli la carezza paterna di Prandelli sul viso rigato dalle lacrime del giovane attaccante. Alla fine tutti a casa, tifosi e non-tifosi, con i secondi ancora indifferenti alle emozioni del pallone, e i primi consapevoli di una favola sfiorata sotto il cielo stellato di inizio luglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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