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Nuovo Ceo in Lucchini, Chindemi in pole position
Prevista domani, in seconda convocazione, l’assemblea dei soci per la nomina Qualche addio e nuovi ingressi nel consiglio di amministrazione dell’azienda
PIOMBINO. Appare scontato che l’assemblea dei soci Lucchini, oggi in prima convocazione, vada deserta. La nomina del nuovo consiglio di amministrazione e del Ceo dovrebbe dunque avvenire domani. Una decisione che le Rsu attenderanno durante la riunione già convocata per le 15 nel saloncino dell’ex consiglio di fabbrica.
La banche – che dopo l’omologa del piano di ristrutturazione finanziaria hanno in pegno le azioni del Gruppo – secondo voci attendibili avrebbero anche scelto l’uomo a cui affidare la guida dell’azienda in questa difficilissima fase, l’ingegner Francesco Chindemi.
Un siderurgico puro, che è già stato direttore dello stabilimento di Piombino ai tempi della Deltasider, che lasciò nel 1988 per assumere la direzione dell’Ilva di Taranto, dove è rimasto fino al 1993, seguendo la parabola discendente della siderurgia di Stato.
Nonostante che molte cose sia cambiate in fabbrica dopo al privatizzazione, Chindemi sembra avere tutte le carte in regola per avviare l’azione di consolidamento necessaria, soprattutto alla ricerca di un nuovo partner industriale.
In fabbrica sembrano smorzati gli entusiasmi dopo la visita delle delegazione della Jindal steel & power. Dall’indiani non sembrano arrivate novità sulle loro concrete intenzioni di avviare una due diligence per valutare l’opportunità di acquisire lo stabilimento.
Intanto però sono rientrate, per il momento almeno, le preoccupazioni di un’altra possibile fermata dell’altoforno per mancanza di materie prime. Dopo le due navi di 5mila tonnellate di minerale arrivate da Fos, nei giorni scorsi è arrivato anche il cargo dal Brasile, con un carico di 65mila tonnellate.
I sindacati attendo ovviamente che domani sia sciolto il nodo fondamentale della nomina del nuovo Cda, considerata la situazione di disorganizzazione più volte denunciata. Fondamentale, ma non risolutiva, poiché la vera posta in gioco è quella di accelerare la ricerca di un acquirente intenzionato a fare gli investimenti necessari - a cominciare dal rifacimento dell’altoforno - per mantenere il ciclo integrale e gli attuali livelli di occupazione. Un obbiettivo da raggiungere - insistono i sindacati - attraverso un più serrato coinvolgimento del governo.
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