Il Tirreno

“Oceans”, al cinema il documentario firmato da Tovoli

diFrancesca Lenzi
“Oceans”, al cinema il documentario firmato da Tovoli

Per l’artista piombinese doppio ruolo di direttore della fotografia e supervisore del colore per le suggestive immagini degli abitanti del mare

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PIOMBINO. Pesci, granchi e strane creature del mare. Pinguini e foche bagnati dalle onde. La caccia delle orche e l’emozionante corsa dei delfini. “Oceans” è un documentario del 2009 diretto da Jacques Perrin (anche produttore) e Jacques Cluzaud, per un coproduzione Francia, Italia e Svizzera.

Al film ha lavorato pure il nostro Luciano Tovoli(nella foto), nel doppio ruolo di direttore della fotografia e supervisore del colore. L’opera imponente, durata quattro anni, approda finalmente in Italia. A breve sarà nelle sale, distribuito da Paco Cinematografica. Una sorta di anteprima viene offerta oggi ai giornalisti all’ambasciata francese a Roma. Dalla mattina fino a sera “Oceans” sarà protagonista tra conferenze stampa, interviste agli autori, cocktail e proiezione per i media. Tovoli, reduce dalla presentazione a Cannes di Dracula in 3d di Argento sarà la stella nostrana nella giornata dedicata al documentario transalpino, firmato da Perrin, vecchia conoscenza di Tovoli, sin dai tempi del “Deserto dei Tartari”, nel quale il francese interpretò l’ufficiale Drogo e l’italiano, nato a Massa Marittima ma piombinese d’adozione, creò le luci.

Com’è entrato nella realizzazione di “Oceans”?

«Mi ha chiamato Perrin. Aveva bisogno di una persona di esperienza per le riprese d’azione e per la correzione finale delle riprese, considerando la duplice natura del film, con le immagini su terra impresse in pellicola e quella sott’acqua prodotte in digitale»

Com’è stato lavorare al film?

«Interessante e impegnativo. Quattro anni di riprese, 18 troupe e condizioni diverse, per tempo e ambienti che ho dovuto armonizzare in un risultato finale, nato anche grazie all’uso di macchine particolari (cavi a fibre ottiche, dolly su gommoni e altro), nate con l’obiettivo di dare movimento alla macchina da presa».

Cosa le lascia “Oceans”?

« Per la prima volta ho capito cosa significa la collaborazione in un film, dove ogni ruolo è stato condiviso da più persone, ad eccezione della musica e della sceneggiatura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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