Il Tirreno

Erosione, una minaccia per le spiagge dell’isola

di Stefano Bramanti
Erosione, una minaccia per le spiagge dell’isola

A Fetovaia linea di costa indietreggiata di oltre 5 metri, va poco meglio a Lacona La sabbia sparisce per colpa della poca piovosità e delle opere edilizie sulla costa

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PORTOFERRAIO. Che il mare da sempre sia protagonista sull’isola non ci sono dubbi. Orizzonti magnifici, ambienti incontaminati o quasi, attrattiva unica. Ma il turista che mette il piede sui lidi elbani ogni anno vede un pezzo di spiaggia sparire. E i dati parlano chiaro: Seccheto, Lacona, Margidore, Naregno, Barbarossa, Nisporto e Nisportino, Magazzini, Schiopparello e San Andrea, sono le spiagge nelle quali il geologo Enzo Pranzini, docente della di Scienze della terra all’università di Firenze ha documentato una erosione che può arrivare a 5 metri di arretramento in pochi anni. Ma la maglia nera dell’erosione va a Fetovaia, forse la più frequentata spiaggia dell’isola, dove si è verificato un arretramento della linea di costa di oltre 5 metri dal 1997 al 2005.

Il fenomeno è causato dall’innalzamento del livello medio del mare o dalla poca piovosità, e per le opere edilizie dell’uomo nella zona costiera. Ma, a ben guardare i dati dello studio, c’è un elenco anche in positivo, lidi che crescono come Cavo,l’unico tratto di costa ad essere cresciuto di oltre 5 metri nel periodo dal 2002 al 2009, quindi Cavoli, Marina di Campo, Bagnaia, Biodola, Procchio e Spartaia che nell’arco di pochi anni hanno visto un avanzamento della linea di costa da 0 a 5 metri.

Il geologo dell’Università di Firenze, da anni segue le vicende isolane e più volte ha lanciato appelli per la massima cura delle pocket beach. «Un metro quadro di spiaggia vale capitali di indotto nel tempo, per il settore turistico, ogni piccolo spazio dei lidi deve essere curato e protetto», ebbe a dire in un incontro pubblico a Procchio. E non a caso a Marciana Marina si svolge in questi giorni un convengo sul tema. «L’erosione delle falesie all’Elba non produce molti sedimenti perché sono rocce dure – fa notare lo studioso – il fatto è che queste piccole spiagge ricevono e perdono pochi sedimenti: basterebbero dei modesti ripascimenti per farle crescere molto. Magari razionalizzare la pressione antropica sulle spiagge più piccole, dirottando qui i turisti che si affollano da altre parti. Il rapporto tra costi e benefici in queste spiagge è di gran lunga superiore a quello che si ha nelle lunghe spiagge rettilinee».

Il geologo fornisce quindi una chiara ricetta per sviluppare le baie sull’isola, evitando il sovraffollamento di certi lidi e trovando così il modo di potenziare l’ambiente. Resta da capire se le amministrazioni elbane metteranno in pratica questi accorgimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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