Tratta delle donne dalla Romania, incontro alla Coop
PIOMBINO. Donne, spesso appena ragazzine, alla mercé di trafficanti di essere umani senza scrupoli. Sono tante, tantissime, le romene che arrivano nel resto d'Europa (soprattutto Italia e Spagna)...
PIOMBINO. Donne, spesso appena ragazzine, alla mercé di trafficanti di essere umani senza scrupoli. Sono tante, tantissime, le romene che arrivano nel resto d'Europa (soprattutto Italia e Spagna) come schiave. Costrette, raggirate, ingannate una rete criminale radicata e potente.
Dell'argomento si parlerà domani, alle 17, nella sala Coop di Piombino (corso Italia 159). L'incontro è organizzato dal circolo interculturale Samarcanda, Ex Aequo, Coop, commissioni pari opportunità, consulta dei cittadini immigrati, con il patrocinio del Comune di Piombino.
L'iniziativa rappresenta il terzo appuntamento del progetto ideato da Samarcanda sul confronto di culture diverse, attraverso il racconto delle persone direttamente coinvolte nei temi trattati. Dopo gli incontri con le comunità senegalese e marocchina, l'attenzione stavolta sarà nei confronti dell'identità romena.
“Donne in vendita. La tratta delle donne rumene dal passato al presente”, il titolo del dibattito, presentato da Irene Caroti (volontaria Informagiovani), al quale interverranno l'assessore alle politiche sociali Anna Tempestini e il vice questore Alberto Tricoli. Accanto a loro, in qualità di relatori, ci saranno tre cittadini romeni, che cercheranno di delineare la questione secondo un approccio politico e sociale del problema.
Florentina Cinciu, da pochi mesi in Italia, affronterà la parte storica del tema, mentre Eduard Enghel (anche lui da poco nel Paese) inquadrerà la piaga come diretta conseguenza della caduta del comunismo, spiegando pure i meccanismi che i trafficanti mettono in campo per circuire le proprie vittime. A loro si unisce Cristina Cenean, da diversi anni in Italia, oggi mediatrice linguistica per Samarcanda.
«La tratta delle donne romene è un fenomeno più ampio e allarmante - spiega la donna - C'è poca conoscenza a proposito, e la disinformazione fa il gioco di questi delinquenti. Quello che al momento è un caso specifico dei balcani potrebbe accadere anche altrove. In tal senso è importante l'educazione e la cultura storica del problema».
Francesca Lenzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
