Il presidio
Incontro con Davigo a vent’anni dal caso Mani pulite
PIOMBINO. Vent’anni dopo Mani pulite, l’amarezza è inevitabile: l’Italia non è un Paese per onesti. Ed è da questa affermazione che prende il titolo l’incontro proposto da Libertà e Giustizia per...
PIOMBINO. Vent’anni dopo Mani pulite, l’amarezza è inevitabile: l’Italia non è un Paese per onesti. Ed è da questa affermazione che prende il titolo l’incontro proposto da Libertà e Giustizia per domani sera alle 21 al Centro giovani (viale della Resistenza).
A parlarne saranno due persone ben dentro la materia: il magistrato Piercamillo Davigo, esponente del pool milanese di Mani pulite, e la giornalista economica Nunzia Penelope.
I motivi su cui si fonda un giudizio così netto, anche in questi giorni, sono davanti a tutti. Eccone alcuni espressi in miliardi per anno: l’evasione fiscale che raggiunge i 120, la corruzione a quota 60, economia illegale a 350, crac a 54. Tutti argomenti ancorati alla cronaca politica quotidiana, con il mancato rinnovamento dei partiti che appare sempre più legato a questioni di potere e di soldi.
Nell’analisi di LeG si parte dall’assunto che il finanziamento pubblico appannaggio di formazioni anche ormai inesistenti, alimenta e solidifica un potere da mantenere e accrescere. Le proposte conseguenti per affrontare la situazione, seppure in netto ritardo, si agganciano al ridimensionamento forte del finanziamento pubblico e all’imposizione di severissime regole di gestione accompagnate da forti sanzioni penali.
Secondo punto, la cancellazione immediata dell’erogazione di fondi a partiti che non esistono più o che sono stati colti con le mani nel sacco. Quindi, la fissazione di limiti eccezionali alle spese elettorali e l’adozione di una disciplina che consenta anche ai privati di contribuire, alla luce del sole, in cambio di una detrazione fiscale incentivante.
«E’ questa - afferma l’associazione - l’occasione per pensare alla forma che i partiti dovrebbero avere oggi e domani: partiti che non prevedano rendite, doppi incarichi, eredità da trasmettersi alla faccia della democrazia interna».Tra le proposte, infine, c’è il varo di una severa legge anticorruzione, «senza piegarsi alle mezze misure o alle rinunce imposte da questo o quel partito».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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