Il Tirreno

Elba, il tribunale è a un passo dalla chiusura

di Luca Centini
Elba, il tribunale è a un passo dalla chiusura

Avvocati sul piede di guerra per la riforma del ministro Severino : «Così il governo nega agli elbani il diritto alla giustizia»

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PORTOFERRAIO. «Così si nega il diritto alla giustizia degli elbani». Gli avvocati commentano duramente l’ipotesi di riorganizzazione delle sedi dei tribunali proposta dal ministro alla giustizia Paola Severino. I timori che in questi mesi si erano diffusi all’Elba erano fondati, almeno a guardare la riforma annunciata dal ministro che sarà sottoposta al giudizio del Consiglio superiore della magistratura e al Parlamento e che, nella marea di tagli, prevede la chiusura della sede distaccata del tribunale di Portoferraio, oltre che di Cecina e Piombino. Considerato anche il ventilato taglio del giudice di pace viene da sé che un elbano, per qualsiasi problema di natura legale, dovrà andarsi a cercare giustizia a Livorno.

Il ministro Severino lo ha definito “spending review”. Più volgarmente è la riorganizzazione, votata al risparmio della spesa pubblica, delle sedi dei tribunali sul territorio nazionale che, secondo il piano ministeriale, farà scomparire 37 tribunali minori, 160 sedi distaccate (tra cui Portoferraio) e 674 uffici del giudice di pace (anche qui figura l’Elba).

Il risparmio che si avrebbe con il taglio della sede di Portoferraio potrebbe rivelarsi una chimera, o meglio una partita di giro che, come spesso accade, finirebbe per costare caro ai cittadini. I continui spostamenti a Livorno si tradurrebbero in spese alte per i cittadini e, di conseguenza, anche in un aumento netto delle parcelle degli avvocati, anche loro costretti a un continuo via vai con Livorno. Ogni settimana il tribunale livornese si farebbe carico di una ventina di udienze penali (che si svolgono il lunedì a Portoferraio) e una trentina di cause civili (martedì e venerdì). «Ogni anno a Portoferraio ci sono circa 800 cause pendenti – spiega Viti – 200 sono portate a termine e, all’incirca, lo stesso numero di nuove cause viene aperto». Numeri importanti che rendono bene l’idea del disagio a cui potrebbero andare incontro gli elbani a partire dagli imputati, fino ai testimoni, oltre che alle forze dell’ordine chiamate a testimoniare e agli agenti di custodia, nel caso in cui i detenuti del carcere di Porto Azzurro fossero coinvolti nei procedimenti. «Il risparmio pensato dal governo – conclude l’avvocato Barghini – si tradurrebbe invece in un aumento di costi per i cittadini e in un ulteriore allungamento dei tempi della giustizia».

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