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Quattro anni per fare l’approdo di lusso
La società “Porto dell’Arcipelago”, unica rimasta in lizza, entro 60 giorni dovrà presentare il piano regolatore
PIOMBINO. La comunicazione ufficiale dei risultati della conferenza dei servizi è arrivata venerdì scorso sul tavolo dell’avvocato fiorentino Roberto Colcellini, presidente della “Porto turistico dell’Arcipelago”. Il progetto presentato a febbraio dell’anno è ammissibile. L’unico dei tre presentati con le procedure delle legge Burlando, dai quali sono stati esclusi i progetti presentati dagli imprenditori locali Berrighi e Pedroni.
Per il porto di Poggio Batteria è dunque iniziata la seconda fase. «Il Comune – afferma – l’avvocato Colcellini – ci ha dato tempi stretti, 60 giorni, per presentare il piano regolatore portuale. Dovremo aderire alle linea guida, ma non ci sono sostanziali variazioni da fare al nostro progetto».
Il Prp potrebbe deve essere dunque pronto entro giugno, ma dovrà passare anche dal vaglio delle Regione per il parere di conformità. Il progetto esecutivo, inoltre, dovrà essere sottoposto alle procedure di valutazione dell’impatto ambientale prima di essere approvato dal consiglio comunale.
«Procedure – sostiene Colcellini – che però possono andare avanti in parallelo. Difficile calcolare i tempi dell’iter burocratico, ma la “Porto turistico dell’Arcipelago”, una volta ottenute tutte le autorizzazioni, pensa di poter realizzare il porto in 3-4 anni, contando anche sulla possibilità di procedere per stralci funzionali.
L’impresa non è di poco conto. A Poggio Batteria ci sono fondali che arrivano a 100 metri e la maggior parte delle opere sono a mare. Dietro il progetto sembrano esserci, tuttavia, solidi finanziamenti sostenuti dalle Fondazioni delle Casse di Risparmio di La Spezia, Carrara e Livorno. A tirare le fila della “Porto turistico dell’Arcipelago” è tuttavia un’altra società presieduta da Colcellini, la Oryx, a sua volta controllata da una società di diritto irlandese, la C. Cloude & Sons, che avrebbe il ruolo di advisor delle Fondazioni.
Il progetto, predisposto dalla “Ipostudio architetti” di Lucia Celle e dall’Idrosoil dell’ingegner Mario Tondelli - «progettisti di livello internazionale», tiene a precisare l’avvocato – prevede 800 posti per imbarcazioni dai 10 ai 40 metri. La richiesta di concessione è consistente: 408mila mq in acqua e 496mila a terra.
Quali le caratteristiche innovative. «Prima di tutto l’impianto eolico – spiega – Colcellini, soluzione non secondaria in questo momento di crisi energetica, ma anche apprezzabile dal punto di vista architettonico». I generatori verticali sono previsti sulla sommità di ogni pilone della tensostruttura di circa 40mila mq che sarà utilizzata come rimessaggio.
Sono previsti pontili galleggianti, salvo quello destinati ad ospitare le barche più grosse. Qualificati i servizi: ristoranti, galleria commerciale, Yacht club, eliporto e piscina.
«Non ci sono interventi speculativi, nessuna abitazioni – spiega l’avvocato – Il nostro è piuttosto un progetto che ha un’ampia connotazione sociale per il territorio».
Ma ci sono ancora gli spazi, in tempi di crisi anche per il lusso, per il ritorno degli investimenti. Il costo del porto, forse con una certa sottostima, è previsto in cento di milioni.
Saranno venduti tutti i posti barca? «L’esperienza – sostiene Colcellini – mi dice che affittare è meglio. La gestione è abbastanza produttiva, indispensabile pareggiare vendendo, ma mantenendo comunque la governance della marina».
La società è ottimista anche sui tempi della burocrazia. «Si dovrà tener conto che l’opera è importante per una zona che si vuole riqualificare e preparare una via di uscita occupazionale – conclude l’avvocato – A Piombino vedo prospettive interessanti, anche nel porto commerciale che potrebbe lavorare 12 mesi all’anno senza dipendere solo dai traghetti». Ma quanto lavoro può dare il porto di lusso? «Gli esperti sostengono a due persone ogni posto barca». Se così fosse si tratterebbe di 1.600 occupati. Troppo ottimismo?
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