Il Tirreno

La siccità minaccia la produzione di ortaggi e frutta

di Serena Insero
La siccità minaccia la produzione di ortaggi e frutta

La confederazione degli agricoltori invita i coltivatori a fare un uso più razionale delle risorse idriche

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VENTURINA. Sull'agricoltura incombe lo spettro della siccità. Da quindici anni non si registrava,infatti, un marzo così caldo e la pioggia sembra proprio non voler cadere. Gli effetti peggiori, per adesso, sono riservati al mondo agricolo.

I maggiori problemi, se la situazione non cambierà, saranno per le colture ortofrutticole del nostro territorio. Un quarto della produzione della Toscana infatti proviene dalla Val di Cornia, dunque la partita in gioco è molto alta.

La riduzione delle falde rovinerà in particolar modo il pomodoro che rappresenta la cultura più idrosigente del nostro territorio ed è coltivata su una superficie di 400 ettari di terreno.

A rischio anche meloni, angurie e insalate. La preoccupazione è tangibile con mano: la terra è secca. Se l'attesa pioggia non arriverà non vedremo germinare i semi.

Per tutti questi motivi la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), insieme al Consorzio di Bonifica, ha organizzato un incontro con le aziende agricole per sensibilizzarle ad un uso quanto più possibile razionale dell'acque, invitandole a riprogrammare le proprie colture e a optare per scelte più prudenti.

Scopo raggiunto, secondo il commento a caldo di Marino Geri responsabile di zona della Cia: «Gli agricoltori sono consapevoli del fatto che la crisi idrica rischia di mettere in discussione il regolare servizio che il Consorzio dovrà fornire nei prossimi mesi e sono dunque preparati ad un uso più oculato delle risorse a disposizione».

Nonostante i problemi che si prospettano per quest'estate, Marino Geri si mostra fiducioso anche per il tempestivo intervento da parte del presidente della Regione, Enrico Rossi, che è tornato a promuovere la politica degli invasi. Il presidente ha infatti annunciato che tre milioni di euro saranno stanziati per la manutenzione e il ripristino dei laghetti, anche di piccola dimensione, in Toscana.

Questi impianti rappresentano infatti una delle soluzioni al problema idrico della nostra zona, in quanto riescono ad immagazzinare l'acqua piovana e a rilasciarla in periodi di siccità.

I bacini di raccolta oggi a nostra disposizione rispondono al fabbisogno idrico di 150 aziende agricole per una superficie complessiva di circa 1000 ettari.

Purtroppo non sono sufficienti a risolvere il problema nella sua totalità. In proposito la Cia ha chiesto ai sindaci dei Comuni di Campiglia e Suvereto, quelli particolarmente interessati al problema, di riattivare la Tavola di sicurezza idrica della Val di Cornia che permetterà di monitorare meglio la situazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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