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“Con-vivere la città” Poliziotti nelle scuole contro le emergenze
L’ispettore: «Tanti ragazzi non sanno di commettere reati» Contro alcol e bullismo un punto d’ascolto al Centro giovani
PIOMBINO. Scrivere - col pennarello indelebile - ti amo sulla panchina.
Rubare una foto a un’amica/o e girarla sul web.
Non sono azioni legate alla maleducazione, ma reati.
«Filo sottile che i giovani capiscono solo quando ne parliamo insieme. Perché alla base non c’è cattiva volontà, ma scarsa conoscenza delle regole». Lo crede davvero ormai, dopo anni che incontra ragazzi - dalla materna in poi - l’ispettore superiore Antonio Solito, che guida l’ufficio del poliziotto di quartiere.
Nel coordinamento dell’ufficio del commissariato di Piombino gli assistenti capo Lorena Cariello e Daniela Nerelli.
Dunque c’è modo per arginare le tante situazioni a rischio dei ragazzi che arrivano a confrontarsi sempre prima con i disagi degli adulti.
Da un lato c’è l’alcol, un problema per 400mila minori in Italia (secondo l’Osservatorio nazionale in materia).
« Già alle medie, purtroppo – conferma Solito – si trovano situazioni di grave disagio, c’è chi si brucia con la birra alla prima cosa che va storta».
Poi l’esibizionismo di riflesso, le foto scattate a tradimento da qualcuno del gruppo e girate sul web.
«Nel caso – sottolinea Antonio Solito – si parla di violazione della privacy. Ci vuole sempre l’autorizzazione dei genitori perché il ragazzo, fino al compimento della maggiore età, non è proprietario della propria immagine. Si rischia la querela di parte». Querela con tutta la trafila giudiziaria che ne segue.
Ecco l’importanza di stare dentro le scuole, ascoltare e spiegare: è l’impegno degli agenti del commissariato che fa parte del progetto di educazione stradale e civica “Con-vivere la città” (che a sua volta rientra nel programma di attività per la promozione e educazione alla salute).
«Da ringraziare proprio – ricorda Solito – l'Azienda Usl 6 Livorno - zona Val di Cornia, la Società della Salute, i Comuni della Val di Cornia, le scuole e il coordinamento dell'ufficio educazione alla salute. Insieme rendono possibile tutto questo».
Dunque il cambiamento della visione del poliziotto- antagonista che punisce soltanto, a amico e referente.
«È il bambino – spiega Lorena Cariello – che attraverso l’educazione alla norma in forma di gioco riesce a influenzare positivamente anche la sua vita in famiglia e in comunità. Andiamo per questo alla materna, alle elementari del primo circolo Dante Alighieri, XXV Aprile, Riotorto. Per proseguire poi con incontri alle medie e alle superiori».
«Un percorso attivo da qualche anno e validissimo – dice Daniela Nerelli – per la formazione dei nuovi cittadini e che dà finalmente impulso alla polizia di prossimità, cioè il poliziotto di quartiere davvero più vicino: un punto di riferimento, l’amico che si incontra per strada e che si ferma per sottoporgli dubbi e problemi».
Tanti i lavori che i ragazzi fanno e che raccontano l’evoluzione di questo percorso di educazione al vivere civile. Si parte dai disegni o poesie dei piccoli fino agli spettacoli teatrali delle superiori «di grande qualità – interviene di nuovo Solito – e riferiti pure a gravi malattie sociali dallo stalking alla mafia».
«Così – aggiunge l’spettore superiore – si possono far sviluppare comportamenti che garantiscano sicurezza per sé e per gli altri, far capire l’importanza del rispetto delle regole a scuola come in famiglia o nell’ambiente. Alle superiori è importante approfondire i disagi legati al bullismo, alla droga e alla violenza. Percorsi di confronto che aiutano a crescere nel rispetto e con la consapevolezza delle responsabilità connesse a comportamenti illeciti».
Non ci si stanca mai di ricordare che imbrattando con vernici e scritte muri, edifici e monumenti è prevista una sanzione amministrativa (salvo rilevanza penale) da 29,48 a 181,68.
«Da considerare – ricorda Solito – che già dopo un prima formazione, gli allievi delle seconde classi delle medie già ci danno una mano coi compagni l’anno seguente. Insomma i risultati si vedono».
E a breve aprirà il punto d’ascolto al Centro giovani. «Un prolungamento di questa esperienza – conclude Antonio Solito – e si potrà cominciare a conoscere oltre ai ragazzi tra i 12 e i 21 anni anche i genitori. Così si apre un’altra porta per contribuire alla formazione degli studenti come cittadini in grado di cogliere il nesso tra comportamento individuale e regole di convivenza».
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