Acqua, falde in crisi e sprechi super
Legambiente denuncia: «Acquedotti fatiscenti, perdite medie del 37%. Serve un piano di risparmio e risanamento»
PIOMBINO. In un contesto regionale di forte apprensione per il rischio siccità, soprattutto nell’area centro-settentrionale, dovuto alle scarse piogge autunnali e invernali, la Val di Cornia si scopre meno colpita dal problema rispetto a zone più penalizzate, come le province di Prato, Pisa e Pistoia.
A impensierire c’è però un altro fattore, il tasso di spreco idrico, segnalato da Legambiente. Ma andiamo con ordine. Asa fa sapere che «la pioggia caduta nell’ultimo anno non è stata efficace per ricaricare gli acquiferi alluvionali delle nostre due pianure più importanti, ovvero la Val di Cornia e la Val di Cecina. I mesi autunnali rappresentano il periodo della ricarica delle falde e l’andamento è stato nettamente positivo sia nel 2009 che nel 2010. Oggi stiamo invece assistendo a un abbassamento dei livelli di falda».
Abbassamento che non fa automaticamente rima con allarme. A febbraio il livello della falda della val di Cornia era infatti di meno 2,44 metri sul livello del mare. Un valore più basso di quello del 2009 e 2010 ma comunque più alto di stagioni come il 2003 e 2008, dove nel mese di ottobre l’abbassamento registrato era rispettivamente meno 9,28 e meno 9,18. «È da sapere che quando la quota va sotto i dieci metri scatta l’emergenza e il razionamento per non danneggiare i pozzi – spiega Adriano Bruschi di Legambiente – Inoltre a una riduzione delle falde corrisponde anche una peggiore qualità dell’acqua».
Mentre quindi Asa rassicura sui valori considerati ancora accettabili, rinviando un bilancio concreto successivo alle piogge primaverili, da Legambiente arriva la denuncia al maggiore responsabile della crisi idrica: lo spreco. «In Val di Cornia risulta un deficit complessivo, valutato sulla base degli ultimi dieci anni, di 4milioni e 800mila metri cubi di acqua – sostiene Bruschi – In pratica si consuma decisamente più di quanto le falde accumulino. Il dato più grave comunque è quello delle perdite di distribuzione».
Il concetto si riferisce sostanzialmente alla differenza tra il volume di acqua immessa nel sistema e quella fatturata. E le cifre tirate fuori da Bruschi sono sconcertanti: «Per il 2008 si parla di una perdita media nel nostro ambito territoriale del 37% - dice il rappresentante di Legambiente – Nel dettaglio, per Campiglia il 48%, per Piombino il 31%, a Sassetta addirittura il 60%». Secondo questi numeri nella nostra città il 31% dell’acqua effettivamente raccolta si perde. Com’è possibile? «Dipende dalla fatiscenza degli acquedotti – spiega Bruschi – Da quando c’è Asa la situazione è persino peggiorata, perché non si è investito e non esiste un piano di rifacimento».
Se riguardo alla pioggia si può giusto alzare il naso al cielo e sperare in qualche provvidenziale goccia, i margini di intervento per migliorare lo stato di cose, al di là degli imprevisti atmosferici, esistono: «A oggi non ci sono né un piano di risparmio, né un progetto di eliminazione delle perdite – sostiene Bruschi – La soluzione parte dai sindaci, responsabili delle gestioni, che dovrebbero chiedere con fermezza un piano di risanamento della condotta idrica, l’autonomia dell’Elba rispetto alla costa e, urgentemente, un progetto di risparmio per arrivare all’estate senza il pericolo razionamenti. Inoltre andrebbero maggiormente differenziate le tariffe per incentivare il risparmio, impedire l’uso improprio dell’acqua e promuovere la pratica del ravvenamento della falda».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
